Cerca

LATTE

Latte: quotazioni alla stalla in picchiata, ma i prezzi al consumo non calano

Pagliari: «Si tratta di un meccanismo di speculazione, in cui a rimetterci sono sia gli agricoltori che i consumatori»

Latte: quotazioni alla stalla in picchiata, ma i prezzi al consumo non calano

Una situazione critica che potrebbe durare almeno fino alla fine dell’estate e che ingabbia – per paradosso – proprio quegli agricoltori che hanno investito in sviluppo dell’azienda, digitalizzazione e benessere animale. È quella che riguarda la zootecnia da latte che non conferisce il prodotto alle grandi dop del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, che con la loro gestione tra offerta e domanda riescono a tutelare maggiormente le produzioni riconoscendo un prezzo adeguato agli allevatori.

A inizio marzo il listino della borsa merci dà il latte crudo spot attorno ai 20 centesimi al litro, contro gli oltre 55 di un anno fa. Nessuna diminuzione sensibile, però, per il consumatore che continua a pagare un litro di latte allo scaffale allo stesso prezzo. 

«Siamo molto preoccupati – afferma il Presidente di Confagricoltura Mantova Andrea Pagliari – Il prezzo del latte è in picchiata, si produce sotto costo. Chi può riduce gli allevamenti adeguando i processi produttivi alle nuove esigenze: soluzione, comunque, che non si può adottare in breve termine. Ma chi ha investito negli anni scorsi sulla scorta di un mercato favorevole che richiedeva prodotto, ora si trova “intrappolato” e costretto a vendere a prezzi irrisori pur di incamerare un po’ di risorse per far fronte agli oneri d’impresa. Da sottolineare che il basso prezzo riconosciuto agli agricoltori, non si riflette affatto sul costo del prodotto al supermercato, che non è sceso. Si tratta di un meccanismo di speculazione, in cui a rimetterci sono sia gli agricoltori che i consumatori». 

La provincia di Mantova è in una posizione favorevole con la sua forte presenza di dop, rispetto ai casi, ad esempio di Brescia, Cremona e Lodi, dove diversi agricoltori hanno ricevuto le disdette dei contratti di conferimento da parte delle aziende trasformatrici che, in un periodo in cui c’è abbondanza di produzione di latte sia in Italia che all’estero, trovano altrove condizioni economicamente più vantaggiose. Per gli allevatori mantovani che, però, non conferiscono a Grana e Parmigiano, il rischio è di trovarsi nella stessa situazione.

«La legge lo consente, ma siamo oltre i limiti del concetto di concorrenza sleale e corretta ripartizione del valore – osserva Pagliari – Le soluzioni non si troveranno a breve termine e non sono affatto facili e temo che per alcune aziende la situazione possa essere fatale. Prevediamo che il prezzo al produttore continuerà a calare anche in marzo e che, nelle previsioni più pessimistiche, non vedremo un’inversione di tendenza almeno fino a fine estate. L’unica strada percorribile è quella della programmazione della produzione per evitare surplus, così come fanno i Consorzi che, a mio parere, dovrebbero programmare la produzione di latte da trasformare invece del numero di forme per evitare inopportuni e deleteri travasi di materia prima dai comparti più tutelati e forti su quelli deboli, soprattutto nei momenti di crisi. Ma serve anche un cambiamento a livello comunitario. Chiediamo alla Regione e al Ministero di impegnarsi in tal senso. Al momento non abbiamo visto una presa di posizione decisa da parte delle istituzioni, che invece è necessaria e urgente».


Commenta scrivi/Scopri i commenti