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Bovimac, Cortesi: «La Pac non è solo finanziamenti. Mancano strategie per la competitività»

La Politica Agricola Ue al centro del convegno andato in scena a Gonzaga

Bovimac, Cortesi: «La Pac non è solo finanziamenti. Mancano strategie per la competitività»

Il tavolo relatori del convegno con, quarto da sinistra, il presidente Alberto Cortesi

Bovimac al via: la più importante manifestazione del comparto zootecnico nel Mantovano (e non solo) è partita oggi alla Fiera Millenaria di Gonzaga. Tra gli appuntamenti principali della giornata, poco dopo il taglio del nastro, c’era il convegno “La Pac che verrà”, dedicato a uno dei temi più caldi del momento: la politica agricola dell’Unione Europea.

Proprio negli ultimi giorni il tema ha visto importanti sviluppi grazie all’annunciato e tanto auspicato aumento dei fondi, affiancato però da preoccupazioni che rimangono. Dall’ipotesi di un fondo unico nazionale, fortemente osteggiato da Confagricoltura, ai rischi di una contropartita con il “sì” all’accordo Ue-Mercosur. Quest’ultimo potrebbe aprire il mercato europeo a prodotti agricoli sudamericani non conformi agli standard di qualità, compatibilità ambientale, benessere animale e gestione del lavoro utilizzati, invece, nelle imprese agricole europee.

«La politica agricola europea non è solo un problema di fondi, ma di competitività» è l’allarme lanciato dal Presidente di Confagricoltura Mantova Alberto Cortesi durante il convegno. Cortesi, infatti, ha allargato lo sguardo parlando di strategie europee sull’agricoltura, che vanno ben al di là del quantitativo di finanziamenti e che, se non saranno corrette, rischiano seriamente di minare la tenuta delle imprese agricole e la posizione d’eccellenza dei prodotti agroalimentari mantovani e italiani.

«Negli ultimi vent’anni la politica europea non ha tenuto conto della competitività delle aziende agricole - ha spiegato il Presidente di Confagricoltura Mantova - Spesso le decisioni prese, più che indirizzi strategici, erano slogan. È il caso dei fitofarmaci, che si è imposto di ridurre, senza un ragionamento vero e proprio. L’agricoltura non può andare avanti senza fitofarmaci: le aziende che sviluppano nuove molecole lo fanno per altri mercati, perché in Europa non vedono prospettive. Così tante coltivazioni come il mais e la pera soffrono e rischiano di sparire. C’è, poi, il tema della ricerca genetica, su cui siamo in enorme ritardo. La Lombardia sta facendo ora sforzi lodevoli, ma già due anni fa al nostro Food&Science Festival segnalavamo come in Cina ci fossero 500 sperimentazioni, in Europa zero. C’è un divario enorme da recuperare. Poi, il tema tutt’altro che trascurabile della credibilità dei nostri prodotti agroalimentari come le grandi Dop: come possiamo pensare di mantenere la stessa posizione di prestigio sui mercati internazionali se le materie prime non saranno più locali? Su questo siamo a un punto di non ritorno».

Infine, un dato sulla dimensione delle aziende e su dove sta andando l’agricoltura del futuro, se vuole sopravvivere ed essere competitiva: «Negli Stati Uniti, e non solo, l’unica classe dimensionale della zootecnia da latte che cresce è quella sopra le 2.500 vacche. Questo ci fa riflettere: per la nostra realtà non è la soluzione ideale, anche se la prospettiva futura è quella. Non dimentichiamo che il nostro sistema regge grazie ai Consorzi e a un sistema cooperativo forte. Ci devono, quindi, essere regole ma non ostacoli allo sviluppo».


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