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POMODORO
25.03.2026 - 11:29
Le semine in vivaio sono già in stato avanzato e i trapianti in pieno campo sono previsti in pieno aprile. Ma per i produttori di pomodoro da industria domina l’incertezza: all’impossibilità, finora, di stabilire un accordo con l’industria sul prezzo di riferimento del prodotto, si aggiungono gli effetti dirompenti della guerra in Iran, con rialzi già effettivi su carburanti e fertilizzanti.
«La situazione è molto difficile. – testimonia Corrado Ferrari, Presidente della Sezione Pomodoro da Industria di Confagricoltura Mantova e Lombardia - Già da due anni il prezzo del pomodoro da industria è in flessione e il reddito di noi agricoltori sempre più risicato. Quest’anno si sono aggiunti due nuovi colpi: le industrie hanno proposto un prezzo ancora più basso - che abbiamo rifiutato in blocco – e i nostri costi di produzione aumentano per gli effetti della guerra in Iran. Il gasolio agricolo ha ha già subito rincari che vanno dal 30% al 40% e anche e i fertilizzanti sono aumentati della stessa misura»
I tavoli tra organizzazioni dei produttori (Op) e rappresentanti delle industrie trasformatrici fin qui hanno portato a un nulla di fatto. «Ci è stato proposto un prezzo inaccettabile: 13,40 euro al quintale con l’aggiunta di un peggioramento delle tabelle qualitative. – conferma Ferrari – Questo comporta un ricavo davvero molto risicato. Abbiamo fatto una controproposta, comunque molto compressa, di 13,80 euro al quintale, rifiutata dagli industriali. Tra ritardi nel trovare un accordo sul prezzo e rincari per le dinamiche geopolitiche, gli agricoltori che coltivano pomodoro stanno navigando nel buio e l’incertezza è la peggior nemica dell’economia».
Nel 2025 l’accordo sul prezzo era stato raggiunto a gennaio assestandosi su 14,30 euro al quintale. Un accordo-lampo che ha rappresentato fonte di certezza e di programmazione per gli agricoltori, che hanno così potuto lavorare in serenità, premiati anche da una stagione climaticamente favorevole sia per quantità che per qualità, che ha permesso di raccogliere – nel Mantovano – quasi 3 milioni di quintali. Mantova rappresenta di gran lunga la principale provincia produttrice della Lombardia con 4.366 ettari nel 2025 e il 60% della coltivazione regionale. «Questo 2026 si è aperto in modo molto diverso: alla scarsa disponibilità degli industriali si aggiunge uno scenario internazionale critico. Chiediamo l’intervento delle istituzioni per favorire un accordo equo», conclude Ferrari. L’attuale situazione geopolitica rischia di far saltare le economie di produzione dei generi alimentari a livello globale. La produzione del pomodoro non può estraniarsi da questo contesto. È un rischio che nessuna nazione può permettersi.
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