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BANDI E FINANZIAMENTI

Giovani in agricoltura: «Troppi paletti e fondi inutilizzati: così il ricambio generazionale s'inceppa»

«C’è un problema strutturale: serve invertire la tendenza, ripensando la formulazione dei bandi e affiancandoli a sostegni per gli investimenti» spiega il presidente Andrea Pagliari

Giovani in agricoltura: «Troppi paletti e fondi inutilizzati: così il ricambio generazionale s'inceppa»

Criteri troppo stringenti, abbinati a vincoli temporali e burocratici. Così i bandi regionali, che dovrebbero favorire il ricambio generazionale e l’ingresso di giovani nella conduzione delle aziende agricole, ottengono risultati ben sotto le aspettative.

Lo segnala Confagricoltura Mantova denunciando un problema che sta particolarmente a cuore all’associazione, quello del necessario ricambio in agricoltura, e proponendo quindi una revisione del sistema che potrebbe aiutare a invertire la tendenza, condizionata da numerosi fattori tra cui elementi culturali e un quadro economico non facile per alcune produzioni agricole.

Pur mettendo a disposizione risorse apprezzabili, infatti, gli incentivi regionali per i giovani che vogliono condurre un’azienda agricola restano, ad oggi, ampiamente inutilizzati. La prova sono i quasi 17 milioni di euro su 20 avanzati dall’ultima tornata di bandi: poche domande e fondi rimasti in cassa. Regione Lombardia ha già annunciato l’apertura di un nuovo bando. I criteri, però, restano limitanti.

«I nostri uffici hanno rilevato un calo drastico delle richieste da parte di giovani. C’è un problema strutturale: serve invertire la tendenza, ripensando la formulazione dei bandi e affiancandoli a sostegni per gli investimenti, in modo da renderli più attrattivi e fare davvero la differenza», spiega il Presidente di Confagricoltura Mantova Andrea Pagliari.

Tra i punti critici dei bandi per i giovani agricoltori emessi dalla Regione ci sono gli standard produttivi troppo limitanti (un massimo di 300mila euro, basso per comparti come la zootecnia da latte e le orticole, che Confagricoltura Mantova propone di alzare), burocrazia e vincoli temporali che possono intimorire, come quello di mantenere l’azienda aperta almeno per 10 anni, pena la restituzione del contributo. Sull’altro piatto della bilancia i vantaggi non sembrano così appetibili: un contributo di 40mila euro, non così alto rispetto alle forti incertezze sulla redditività delle produzioni agricole al giorno d’oggi, soprattutto in settori come cereali, frutta e vino.

Tra le domande andate a buon fine, raccolte e seguite da Confagricoltura Mantova, c’era anche quella di Nicholas Piva, 26 anni, che nel 2025 ha aperto la sua azienda agricola specializzata in seminativi di frumento e pomodoro da industria. Conduce 15 ettari a Stoppiaro di Poggio Rusco. «Ho approfittato del bando e ottenuto il contributo, ma le incertezze nel nostro settore sono tante. Se non avessi le “spalle coperte” grazie a mio padre che ha già un’azienda agricola avviata, non so se me la sarei sentita di intraprendere questa impresa. Per chi deve partire da zero è più difficile», testimonia Piva, facendosi interprete dei timori dei suoi coetanei.

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