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Vivaismo: l'Agenzia delle Entrate fa chiarezza sulle piante acquistate da terzi
Normative e scadenziario ^
 
23 Febbraio 2018


La circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 44/E del 15 novembre 2004 ha chiarito che sono da considerare connesse all’attività agricola, e quindi rientrano nel reddito agrario, le attività di manipolazione e trasformazione realizzate utilizzando prodotti acquistati da terzi in misura non prevalente, volte ad ottenere un aumento quantitativo o un miglioramento della gamma dei prodotti da vendere.
Analizzando la sola attività di manipolazione, in altre parole quella dove il prodotto agricolo rimane tale, quindi non viene trasformato, si ha aumento della quantità o della gamma nei seguenti casi:
  • aumento della quantità: la circolare 44/E fa il caso di un produttore di radicchio che acquista radicchio alla stato grezzo da terzi, lo lavora e lo rivende dopo averlo pulito e confezionato;
  • aumento della gamma: la stessa circolare 44/E presenta il caso di un produttore di radicchio che, per aumentare la scelta dei prodotti esposti in vendita, acquista delle carote al grezzo, le lavora e le confeziona per poi rivenderle unitamente al radicchio di sua produzione.
 
In entrambi i casi è indispensabile rispettare due requisiti fondamentali:
  1. la produzione propria deve essere superiore alla merce acquista;
  2. i prodotti acquistati da terzi devono essere della stessa tipologia di quelli prodotti in azienda.
 
Fatto questa premessa, e considerato che nel campo vivaistico molti produttori acquistano prodotti da terzi per migliorare la gamma e/o la quantità delle piante da vendere al pubblico, ci si è sempre chiesti quando questa attività rimanga nei limiti del reddito agrario e quando invece la stessa finisca per produrre un reddito da tassare a costi e ricavi.
Di fronte a questa problematica, Confagricoltura ha chiesto una consulenza giuridica, la cui risposta (fornita dall’Agenzia delle Entrate) è stata di recente ufficializzata con la Risoluzione 11/E del 29 gennaio 2018.
Nel quesito è stato chiesto quale trattamento fiscale debba essere riservato ad un vivaista che acquisti anche piante da terzi produttori, al fine di ampliare la gamma dei prodotti da vendere.
 
Nel quesito è stato evidenziate che le piante acquistate da terzi, prima di essere vendute, sono sottoposte alle seguenti operazioni:
  1. concimazione e inserimento all’interno del terriccio di ritenitori idrici al fine di garantire la shelf – life del prodotto, sia durante il trasporto che durante la permanenze delle stese presso il cliente;
  2. il trattamento delle zolle, al fine di eliminare gli insetti nocivi all’apparato radicale;
  3. altre attività come la potatura, la steccatura e la rinvasatura.
 
L’Agenzia delle Entrate, sentito il parere del Mipaaf, ha affermato che tale attività è da considerare attività agricola connessa nel momento in cui vengano effettuato le operazioni di cui ai precedenti punti a), b) e c).
In particolar modo è stato fatto presente che le attività indicate nei tre precedenti punti hanno carattere di effettiva manipolazione in quanto fanno parte di un più ampio insieme di operazioni di manipolazione atte a garantire la qualità del prodotto finale, e che le stesse rientrano nelle pratiche agronomiche finalizzate alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico delle piante. È stato altresì precisato che per tutte le attività elencate nei precedenti tre punti sono necessarie adeguate e specifiche competenze, capacità e conoscenze tecniche agronomiche proprie dell’imprenditore agricolo.
Nella parte finale della risposta è stato riconosciuto che ognuna delle tre attività citate costituisce attività di manipolazione: in particolar modo quanto indicato al punto a) serve per garantire alla pianta l’attecchimento e il mantenimento delle buone condizioni delle essenze vegetali. Quanto riportato al punto b) serve invece per garantire gli standard qualitativi al fine di rispettare le norme che regolano le esportazioni, mentre quanto riportato la punto c) è indispensabile al fine di fornire un valore aggiunto al prodotto finale.
 
Considerato che con la legge di Orientamento e modernizzazione del settore e agricolo (anno 2000) è stato chiarito che si svolge attività agricola quando un prodotto animale o vegetale compie un ciclo biologico o una fase necessaria del ciclo stesso, si può concludere affermando che un vivaista:
  1. svolge attività agricola quando acquista da terzi piante non ancora mature per essere vendute e pertanto, nel suo vivaio, fa compiere alle stesse piante un ciclo biologico o una fase necessaria del ciclo stesso;
  2. svolge attività agricola connessa quando acquista piante da terzi per aumentare la gamma o la quantità  e provvede a concimarle, inserisce nel terriccio i ritenitori idrici o effettua un trattamento alle zolle, oppure provvede a potatura, steccatura e rinvasatura. In questo secondo caso non esiste un minimo di giorni per i quali la pianta deve stare in vivaio.
 
Nel primo caso l’attività è sempre considerata agricola, nel secondo caso l’attività è considerata agricola se il valore economico delle piante prodotte in azienda è superiore rispetto a quello delle piante acquistate da terzi.
                   




Confagricoltura Mantova, Vivaismo



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