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Aflatossine, Confagricoltura guarda agli Usa: innalziamo i limiti Ue. Esperti a confronto in via Fancelli.
News e comunicati ^
 
25 Gennaio 2013


Mais danneggiato da aflatossine.
Mais danneggiato da aflatossine.
«Il caldo della scorsa estate, associato alle successive piogge, ha favorito lo sviluppo nel mais delle muffe che producono aflatossine. Un danno enorme per i produttori che attendono da troppo tempo una soluzione». Parole pronunciate senza troppi indugi quelle del presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, durante l’assemblea dei cerealicoltori che si è tenuta recentemente a Cerea e che ha richiamato anche una massiccia rappresentanza mantovana. Proprio all’indomani dell’incontro di Cerea, i produttori di Confagricoltura Mantova si sono riuniti in via Fancelli per fare il punto sulla situazione e cercare soluzioni condivise. «In un momento di grande tensione – ha evidenziato il numero uno dell’organizzazione, Matteo Lasagna – è prioritario ricordare che non c’è nessun pericolo per la salute di persone e bestiame. Il mais contaminato è stato stoccato e non immesso al consumo. Ma i cerealicoltori devono avere risposte chiare. Se il mais non può essere venduto, bisogna dir loro cosa farne. Il ministero della Salute ha emanato le procedure operative per la prevenzione e la gestione dell’emergenza, ma dobbiamo constatare che non sono stati risolti i problemi per quanto riguarda la gestione del mais stoccato, mentre risultano particolarmente onerose le disposizioni sull’autocontrollo della produzione di latte».

Da qui un’analisi accurata dei limiti stabiliti dall’Ue sulle aflatossine presenti nel mais e un confronto con la posizione Usa, molto meno rigida. Nel corso dell’incontro è stato anche analizzato uno studio di Marco De Liguoro, docente all’università di Padova, secondo il quale  concentrazioni di aflatossina fino a 100 ppb (parti per miliardo) non metterebbero a rischio i consumatori. Proprio De Liguoro sarà tra i protagonisti di un incontro sull’argomento organizzato da Confagri per la metà di febbraio, e che vedrà la partecipazione di diversi esperti.  Per l’organizzazione presieduta da Lasagna la strada è in salita, ma va percorsa: sarà un cammino lungo e tortuoso, ma alzare i limiti stabiliti dall’Ue sulle aflatossine presenti nel mais destinato all’alimentazione di alcune specie di animali da carne potrebbe rappresentare una soluzione alle contaminazioni e al conseguente crollo produttivo di annate disastrose come quella del 2012. La proposta dovrà ovviamente essere valutata anche da Bruxelles, ma negli Usa i valori soglia sono già oggi più elevati di quelli Ue. «Negli States hanno aumentato i livelli consentiti nel mais impiegato nell’alimentazione di alcune razze da carne perché è noto che le aflatossine non passano nella carne – ha concluso Lasagna – Pertanto chiediamo di valutare questa possibilità. Certo è che i centri di stoccaggio devono dotarsi di un sistema di tracciabilità efficace e di tutte le misure necessarie per conseguire un livello elevato di tutela della salute. Invitiamo pertanto tutti i nostri associati a rivolgersi a centri di stoccaggio attrezzati allo scopo».
 




Aflatossine, Confagricoltura Mantova



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