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Imu, nel Mantovano stangata da 28 milioni. I casi di cinque imprese: imposta quintuplicata rispetto all’Ici 2011.
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10 Dicembre 2012


Si avvicina al galoppo la scadenza del saldo Imu, prevista per il 17 dicembre. L'ultima rata sarà la più corposa, in quanto basata sulle aliquote applicate da ogni Comune. E se le previsioni di Confagricoltura Mantova sulla portata della stangata erano state nere, la realtà dei fatti si sta dimostrando ancor più drammatica. Alla vigilia del termine di pagamento della seconda rata, l’organizzazione presieduta da Matteo Lasagna punta l’indice contro un governo che continua ad affossare quello che definisce «un settore strategico». I numeri non mentono: l’esecutivo, stando ai dati diffusi da Confagricoltura, aveva stimato in 407 milioni di euro il gettito derivante dall’Imu agricola. «Ma gli operatori del settore – denuncia Lasagna – hanno pagato oltre il 30% in più rispetto alle previsioni fatte, parliamo di un maggior gettito di 127 milioni. Solo nella nostra provincia la stangata ha sfiorato quota 28 milioni». Colpa dei Comuni che hanno deciso di aumentare le aliquote, che nel Mantovano sono state in tutti i casi superiori a quelle base stabilite dallo Stato. «A questo punto riteniamo indispensabile ridurle – aggiunge Lasagna – e sulla base di quanto accaduto prenderemo indubbiamente delle iniziative a livello confederale. Siamo stanchi di pagare per gli errori di un governo che di tecnico ha davvero poco o nulla. Il ministro Catania continua a riempirsi la bocca di frasi che su noi agricoltori non sortiscono più alcun effetto, parla di tassa iniqua e settore strategico, ma di fatto vegeta nella più totale impassibilità. Il governo – continua – ha stimato in 135 milioni di euro il gettito derivante dall’Imu sui fabbricati, ma il pericolo di un nuovo extragettito è concreto e temiamo che si possa ripetere quanto accaduto per i terreni. Monti e i suoi ci avevano chiesto di essere cittadini, contribuenti e imprenditori responsabili. Noi l’abbiamo fatto, e loro? Ci hanno ripagato massacrandoci di tasse».   

Da Confagricoltura arrivano anche esempi concreti per capire l’impatto dell’Imu sugli operatori del settore. Non ipotesi, ma aziende vere e cartelle esattoriali recepite e pagate. Già a luglio, all’indomani del pagamento della prima rata Imu, gli uffici tecnici dell’organizzazione avevano fornito alla Gazzetta stime sulla pesante portata dell’imposta. Ma gli agricoltori hanno pagato molto di più rispetto alle prime proiezioni. Ecco qualche esempio: 

Allevamento di suini nella Bassa. L’azienda ha 28 ettari di terreno e un allevamento di suini. Nel 2011 aveva pagato un’Ici da 1.523 euro e con la sola prima rata Imu ha sfiorato quota 1.874. Per la seconda rata si prevedeva un assegno della stessa portata, ma il Comune ha aumentato l’aliquota e la stangata ha toccato i 3.330 euro. Cifra alla quale vanno aggiunti i fabbricati rurali, l’abitazione principale e quella secondaria e i fabbricati strumentali. Da notare che nel Comune in questione è aumentato anche il prelievo sull’abitazione principale perché l’aliquota è passata dallo 0,4 allo 0,5%. Sulla seconda abitazione l’aliquota ordinaria (0,76%) è schizzata invece all’1,06%, mentre è rimasta invariata solo quella (0,2%) sui fabbricati rurali strumentali. Nel complesso, si è arrivati a una seconda tranche da oltre 6.100 euro e a un totale di 7.900. Più di un quintuplo rispetto al 2011.

Azienda cerealicola a Marcaria. Per coltivare cereali su 44 ettari di terreno a Marcaria l’azienda iscritta a Confagri nel 2011 aveva pagato 2.266 euro di Ici. La prima rata con la nuova imposta è arrivata a 2.481 euro, 138 dei quali per i fabbricati rurali. Ma è stato un versamento molto parziale, perché il titolare ha pagato solo il 30% sui fabbricati rurali entro il 18 giugno, come da legge. Dunque a dicembre resterà la fetta più grossa: 3.513 euro per il terreno e 250 per i fabbricati. Aggiunti ai 2.343 già pagati danno un totale di 6.106 con un aumento che arriva al 170% in dodici mesi. Anche qui un’amara sorpresa perché l’aliquota sui terreni è passata dallo 0,76% allo 0,95 (+25%). Un piccolo risparmio è arrivato sulla spesa prevista per i fabbricati rurali: l’abitazione principale ha beneficiato infatti della riduzione dell’aliquota dallo 0,4 allo 0,2% ed è esente da imposta grazie alla franchigia di 200 euro. Anche i fabbricati rurali hanno beneficiato di una piccola riduzione dallo 0,20 allo 0,18%. 

Concesso in affitto a Sermide. La terza pratica preparata negli uffici di Confagricoltura riguarda un’azienda da 19 ettari di terreno presi in affitto a Sermide. Per i fabbricati rurali che al 18 giugno 2012 non erano ancora stati accatastati si prevedeva un bollettino da 900 euro, ne sono già stati pagati 968 per la campagna e per la seconda rata ne serviranno di più visto che l’aliquota è passata dallo 0,76 allo 0,96%. Quindi la seconda rata Imu sui terreni, che naturalmente include anche l’aumento di venti punti sul primo semestre, sarà di 1.476 euro. Da segnalare anche l’aumento di 78 euro sui fabbricati perché l’incremento dell’aliquota ordinaria incide sull’abitazione che il proprietario non occupa. Sommando quanto già versato e quanto ancora dovuto si ha un totale di 3.422 euro. 
   
Vacche da latte a Mantova. È il caso più pesante, quello in cui la bolletta si moltiplica quasi per cinque. Il prelievo schizza da 1.078 a 4.132 euro da un anno all’altro. L’imprenditore lavora nelle campagne alle porte della città, su un terreno di 17 ettari e in un allevamento di vacche da latte. Per fabbricati rurali, stalle e magazzini tra cui quello destinato al deposito del fieno sono in arrivo una rendita catastale di seimila euro e, dunque, un’Imu da 756 euro visto che il Comune di Mantova ha confermato l’aliquota base. Poi ci sono 2.156 euro per i 17 ettari di terreno e quasi 1.200 per i fabbricati già accatastati. La calcolatrice dice 4.132 euro, 3.284 in più. La pressione fiscale sui beni immobili per l’azienda aumenta del 387%, quasi quintuplicata.

 




Confagricoltura Mantova, Imposte sugli immobili, Imu, Lasagna Matteo Presidente Confagricoltura Mantova



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