COSTRUIAMO
UN FUTURO
FERTILE



A A A

Sostenibilità e amore per le proprie terre: Rocca di Savio dedica il suo vino a "Manto"
News e comunicati ^
 
22 Maggio 2022


Elisa Paconcelli nel suo vigneto
Elisa Paconcelli nel suo vigneto
 
Da chimica e farmaci a filari e viti, immersa nella natura. Il passo è stato breve, brevissimo, per Elisa Panconcelli, che poco più di tre anni fa, dal banco della farmacia che tuttora dirige a Monzambano, ha deciso di intraprendere una nuova avventura e ha dato vita a Rocca di Savio, azienda vitivinicola che ha la sua sede tra le meravigliose colline di Solferino, a una manciata di metri dal confine con Brescia e con la rocca, teatro di importantissime battaglie risorgimentali, sullo sfondo, a vegliare sulla lenta crescita delle uve. «Queste terre – spiega Elisa, 36 anni – sono sempre appartenute alla nostra famiglia, e ho deciso anch’io, con l’aiuto prezioso di amici e collaboratori, di rendere loro omaggio. A pochi passi dal nostro vigneto c’è ancora quello di mio nonno Vincenzo, credo fosse quasi scritto che anch’io dovessi cimentarmi con il vino».

Rocca di Savio al momento conta su un ettaro di vigneto, coltivato a chardonnay, che qui da il meglio di sé: «La chimica studiata all’università mi è tornata molto utile, dal momento che prima di scegliere che tipo di vitigno impiantare abbiamo effettuato analisi morfologiche e carotaggi. Possiamo contare su un terreno sabbioso, che ha riposato per due anni prima di tornare in produzione. L’abbiamo arato, concimato, fresato e ripuntato, senza l’utilizzo di prodotti fitosanitari. Presto ci allargheremo, con un altro appezzamento di fianco a quello attualmente in produzione».

Già, la produzione, altro capitolo davvero interessante per Rocca di Savio. Quello in corso è il primo anno di imbottigliamento: sono arrivate circa 2.500 bottiglie di bianco fermo, e altrettante di spumante metodo classico. Nel prossimo futuro in programma anche una bolla, ma servirà ancora un po’ di pazienza. Affascinante anche la scelta del nome sull’etichetta, “Manto”: «L’abbiamo scelto in onore dell’indovina che, secondo la tradizione, ha fondato Mantova. Siamo in collina, ma vogliamo creare un forte legame con la città, per far sì che non siano viste come due entità separate. Il nome dell’azienda invece è dedicato al nostro paese e al cognome dei miei nonni». Accattivante la grafica, in pieno stile futurista anni ’20, presente sulle bottiglie, queste ultime dal peso di 400 grammi, scelta che consente di risparmiare 1,2 kg di CO2 ogni dieci bottiglie. Green anche il tappo, a vite e non di sughero, e il packaging, con cartone riciclato e nastro adesivo di carta.





precedente: L' Agricoltura Mantovana n° 10 del 23 maggio 2022
successivo: Nuova legge sul bio: tutte le novità


Internet partner: Omega-Net
[www.omeganet.it]

Art direction by: Fachiro Strategic Design
[www.fachiro.com]