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Nuove regole per le autorizzazioni ambientali: mazzata per gli allevamenti
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17 Maggio 2022


 
Si rende noto che la Commissione Europea, lo scorso 5 aprile 2022 ha emesso una proposta di direttiva, che aggiorna e rivede in senso più restrittivo la direttiva 2010/75/Ue sulle emissioni industriali (Direttiva IED, che attualmente riguarda oltre 50.000 stabilimenti in Europa dei diversi settori). Tale proposta della Commissione, come vedremo, impatta enormemente sul settore zootecnico. Di seguito le novità.

Nel confermare l'attuale regime autorizzativo, basato sull’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e sulle migliori tecniche disponibili (BAT), la proposta di direttiva prevede che, in sede di rinnovo dell'autorizzazione o di nuove attività, le autorità competenti dovranno applicare valori limite più severi per le emissioni inquinanti.  Inoltre, il provvedimento amplia il campo di applicazione della direttiva, introducendo un nuovo capitolo VI-bis sulle disposizioni speciali per l'allevamento di pollame, suini e bovini. In particolare, secondo quanto riportato nell’allegato II, le nuove disposizioni si applicheranno a tutti gli allevamenti di bovini, suini e pollame con oltre 150 unità di bestiame; tale soglia è stata aggiornata rispetto ad una precedente versione che la poneva a 100 UBA. Applicando i relativi coefficienti di conversione, tutte le aziende con più di 150 bovini adulti, 375 vitelli, 500 suini, 300 scrofe, 10.000 galline ovaiole, o 5.000 broiler, saranno soggette ad AIA.

A tal proposito, si ricorda che l’attuale normativa si applica alle aziende con più di 40.000 polli, 2.000 suini o 750 scrofe e che riguarda circa 20.000 allevamenti.

Con la nuova proposta di direttiva, che fissa una soglia di 150 UBA, si stima che saranno assoggettati in Europa più di 160.000 allevamenti di bestiame (di cui circa 84.000 allevamenti di bovini e 77.000 tra suini e allevamenti di pollame), con il risultato che circa il 15% delle aziende agricole del settore sarà soggetto ad autorizzazione integrata ambientale (a livello UE si stimano 1,5 milioni di allevamenti produttivi).

Da alcune prime analisi, in Italia, in base alle informazioni messe a disposizione dalle banche dati ufficiali:
  • gli allevamenti di bovini al di sopra di 100 UBA sono circa 13.300 (10% del numero di allevamenti totale ed il 68% in termini di consistenza zootecnica);
  • gli allevamenti avicoli al di sopra delle 5.000 unità sono circa 2.000 (83% del totale ed il 99% in termini di consistenza zootecnica);
  • gli allevamenti di suini al di sopra delle 500 unità sono circa 2.600 (10% del totale).
Tornando agli aspetti normativi, si propone di introdurre una “regola di aggregazione”, secondo cui se due o più allevamenti sono ubicati vicini tra loro e il loro gestore è lo stesso, oppure se gli allevamenti sono sotto il controllo di operatori che hanno un rapporto economico o giuridico tra di loro, gli impianti interessati sono considerati come un'unica unità per quanto riguarda il calcolo del numero di capi allevati.

Tra le proposte presentate dalla Commissione, inoltre, vengono rafforzati i requisiti di trasparenza delle autorizzazioni, al fine di superare le disomogeneità presenti tra gli Stati membri. In tale ambito, le autorizzazioni, insieme ad una sintesi delle stesse, dovranno essere messe a disposizione del pubblico via Internet, gratuitamente e senza limitare l'accesso agli utenti registrati.

In merito poi agli obblighi fondamentali dell'operatore, la Commissione intende introdurre requisiti sull'efficienza delle risorse (anche attraverso il riciclo) e sulla valutazione delle prestazioni ambientali complessive del ciclo di vita della catena di approvvigionamento.

Altro aspetto che preoccupa, è l’obbligo introdotto dall’art. 14a, secondo cui il titolare dell’azienda è tenuto a predisporre e attuare, per ciascun impianto, un sistema di gestione ambientale (SGA) e, quindi, certificarsi tramite un ente terzo accreditato ai sensi della norma ISO 14001 o del Regolamento EMAS e sviluppare un sistema di autocontrollo volto ad identificare e gestire i potenziali impatti sull'ambiente.

In tale contesto, la Commissione ritiene comunque opportuno definire procedure amministrative più snelle per il rilascio delle autorizzazioni e per l'esercizio degli allevamenti, alla luce dell'elevato numero di aziende che dovrebbero rientrare nel nuovo ambito di applicazione della direttiva (attualmente sono circa 20.000 gli allevamenti regolamentati dalla IED) e della relativa semplicità dei processi e dei modelli di emissione di tali strutture.

La proposta della Commissione dovrà ora essere discussa dal Parlamento e dal Consiglio europeo. Dopo l'adozione, gli Stati membri avranno 18 mesi per recepire la direttiva nel diritto nazionale; dopo il recepimento nazionale, le aziende agricole dovranno adeguarsi entro tre anni.

Sempre nell’ambito del nuovo schema di direttiva, la Commissione ha presentato anche una proposta di regolamento che sostituirà l'attuale registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, disciplinato dal regolamento 166/2006/Ce (registro E-PRTR), con un portale sulle emissioni europee, in cui sarà possibile consultare i dati sulle autorizzazioni concesse ovunque in Europa.

Sebbene non siano state ancora definite le procedure semplificate previste per gli allevamenti dalla Commissione, in considerazione del potenziale impatto che le modifiche apportate alla direttiva IED rischiano di avere sulla zootecnia italiana, Confagricoltura si sta attivando sia attraverso gli uffici di Bruxelles che con i tavoli ministeriali interessati, al fine di limitare il più possibile ripercussioni negative sul comparto.





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