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Biologico, come sta il settore?
News e comunicati ^
 
03 Maggio 2022


 
Boom di consumi nel 2020 (spinti dal lockdown), riposizionamento sulle posizioni pre-Covid tra 2021 e 2022. Questo, in poche parole, l’andamento del settore biologico nell’ultimo triennio, con un’offerta, in termini di numero di aziende, che invece continua a crescere.

In soli quattro anni infatti, secondo i dati forniti da Regione Lombardia, le aziende biologiche in provincia di Mantova sono quasi raddoppiate: erano 215 nel 2019, 230 nel 2020 e 330 lo scorso anno, mentre quest’anno la cifra ha toccato quota 409. L’incremento provinciale è andato di pari passo con quello regionale, con le aziende lombarde che sono passate dalle 2.034 del 2016 (con quasi 25.000 ettari di superficie coltivata) alle 3.758 di quest’anno, con quasi 60.000 ettari coltivati nel complesso.

Cosa spinge un’azienda a scegliere il biologico? «La scelta parte da lontano – spiega Veronica Alberti, che con il padre Roberto gestisce un allevamento di vacche da latte bio a Marmirolo – dal momento che in azienda mio padre, per scelta, non utilizzava già da anni concimi chimici. Quando, nel 2018, abbiamo convertito i terreni al biologico, abbiamo avuto l’opportunità di convertire anche l’allevamento. La scelta dunque è in primis nel nome della sostenibilità, dal momento che con il bio tra l’altro evitiamo profilassi preventive ai nostri animali, ma anche legata al reddito, poiché il prodotto bio, nel nostro caso il latte, è pagato di più. Se dovessimo tornare indietro, lo rifaremmo senz’altro». L’azienda Alberti conferisce, da novembre 2018, il latte alla Novalat di Badia Polesine: «A livello di mercato – prosegue Veronica – al momento il prodotto non è pagato come andrebbe. Se all’inizio me lo pagavano 7 centesimi al litro in più rispetto al convenzionale, ora siamo a 1-2 centesimi in più. Il latte bio è calato del 38%, e la situazione globale di certo non sta aiutando. Il nostro valore aggiunto è dato dalla certificazione biologica, che comporta in ogni caso maggiore impegno nel lavoro con gli animali. A breve dicono siano previsti aumenti, mi auguro sia così. La nostra azienda ha anche la certificazione per produrre il latte fieno, ma al momento ancora non abbiamo un acquirente». 

Dal punto di vista dei prezzi, i listini premiano ancora i produttori bio. Alla borsa merci di Milano la soia bio ad esempio è quotata 1.200 €/t, contro i 700 €/t della convenzionale. Il frumento tenero bio sfiora i 500 €/t, contro i 440 €/t del convenzionale, mentre il mais bio è quotato quasi 100 €/t in più (480 €/t) rispetto al convenzionale (387 €/t).

«Il mercato del biologico – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – vive un momento altalenante. I consumi, dopo il boom nel primo periodo Covid, si stanno stabilizzando, e questo è dovuto anche al momento di crisi globale, che induce il consumatore a spendere di meno. Le aziende continuano ad aumentare però, e si va verso una saturazione del mercato dunque». La nuova Pac non aiuterà, in questo senso: «Questa maggiore spinta verso il bio rappresenta un autogol per il settore. Se le aziende e le superfici aumenteranno ancora, i prezzi di vendita per i produttori di conseguenza caleranno».





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