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Colture migliorate geneticamente: gli agricoltori sono pronti
News e comunicati ^
 
07 Aprile 2022


 
Gli imprenditori di Confagricoltura Mantova sono favorevoli alle nuove tecniche di miglioramento genetico delle colture. Questo quanto è emerso dal sondaggio effettuato nei giorni scorsi: su un campione selezionato di circa 400 aziende associate, l’88% ha dichiarato che sarebbe pronto a utilizzare queste tecnologie, mentre solo il 6,7% ha votato “no” (il 5,1% non ha le competenze per rispondere alla domanda). Tra le colture più rilevanti sulle quali iniziare a utilizzare queste tecniche, spiccano mais, soia e frumento. Il sondaggio effettuato ha confermato quanto espresso dagli associati di Confagricoltura Mantova già anni fa, quando venne effettuato una raccolta firme sul tema.

«Il miglioramento genetico vegetale esiste da sempre, da quando è nata l’agricoltura. Secondo alcune stime metà del progresso nelle rese è da attribuirsi ad esso. Per oltre 20 anni abbiamo detto no ai vantaggi del miglioramento genetico, ed oggi ne paghiamo le conseguenze». Il famoso mais Bt, ad esempio, sarebbe perfettamente in grado di resistere agli insetti, mentre in Italia ancora si deve lottare con fatica per portare a termine il raccolto. Le cosiddette NGT (New Genomic Techiniques), come la famosa CRISPR-Cas9 della quale si è parlato tanto anche al Food&Science Festival, permettono azioni di miglioramento incredibili, rapide e a bassissimo costo: «Durante l’edizione 2021 del nostro Festival ad esempio – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – abbiamo ospitato Vittoria Brambilla (insignita anche del premio “Agricoltura Mantovana”), ricercatrice dell’Università di Milano e tra i promotori di una ricerca sul miglioramento genetico del riso, per renderlo resistente al brusone, patologia fungina che può causare perdite fino al 50% della produzione. Tutto il mondo va in questa direzione, è ora che la prendiamo anche noi».

Con le nuove tecnologie si migliorerebbe l’efficienza produttiva, razionalizzando il bisogno di agrofarmaci e riducendo anche il fabbisogno idrico. Con il mais Bt ad esempio le rese sarebbero del 10-20% in più (dati Ami), senza alcun incremento di superficie. Un vantaggio per tutti dunque, aziende, consumatore e ambiente: «Il termine “Ogm” tuttora spaventa – prosegue Cortesi – perché viene associato ad una tecnologia ormai desueta. Le nuove tecniche di miglioramento genetico sono sicure, e in grado di fornirci prodotti più resistenti e in maggior quantità. L’Italia, e l’Europa in generale, non possono permettersi di perdere ancora questo treno».





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