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Mais: si addensano nubi all'orizzonte
News e comunicati ^
 
07 Febbraio 2022


 
Il mais vede addensarsi nubi grigie al suo orizzonte. Superfici e rese sono in calo, per non parlare di costi di concimazione: gli agricoltori, per il 2022, sono orientati a privilegiare la soia. Ma a cosa è dovuta questa situazione? In primis al cambiamento climatico, allarme globale dal quale il settore agricolo è attanagliato molto più di altri. La maiscoltura è fortemente penalizzata dall’aumento medio delle temperature e dall’alterazione delle precipitazioni, con le piogge meno distribuite durante l’anno e con più fenomeni estremi (grandine e le cosiddette “bombe d’acqua”). Le temperature sono aumentate infatti da una media annua di 15,1° (13,3° al nord) nel periodo compreso tra il 1951 e il 1980 a una media annua di 16,3° (14°,7 al nord) nel periodo compreso tra il 2001 e il 2020. Oltre a problemi legati al corretto sviluppo della coltura, il riscaldamento globale influisce anche sulla presenza di micotossine nel mais.

Lo scorso anno inoltre si è registrata, a livello nazionale, una battuta d’arresto anche dal punto di vista delle produzioni e della qualità, specie in confronto al 2020 che, a detta di tutti gli addetti ai lavori, è stato un anno eccezionale. Riduzioni nelle produzioni dunque fino a -30% in certi areali, con le superfici seminate che si sono attestate di poco al di sopra dei 591.000 ettari (-2% sul 2020, ma il valore più basso dal 2018). A questo si aggiunge anche il massimo storico per quanto riguarda l’import di materia prima dall’estero, che ha sfondato quota 6 milioni di tonnellate, per un valore di oltre 1,2 miliardi di euro. In ultimo, non certo per importanza, anche il costo dei fertilizzanti, che rischia di pregiudicare i possibili ricavi dei maiscoltori legati all’aumento del prezzo dei mangimi.

«I cereali Made in Italy – spiega Roberto Begnoni, presidente della sezione cereali di Confagricoltura Mantova – sono di fondamentale importanza per il corretto funzionamento del sistema agroalimentare, per garantire un adeguato livello di sicurezza alimentare e soprattutto per la sopravvivenza delle Dop dei salumi e del latte. Ad oggi la nostra autosufficienza per quanto riguarda cereali e semi oleosi è già al di sotto del 50% del fabbisogno nazionale, e questo mette a rischio eccellenza come il Prosciutto di Parma, il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano, che necessitano di materia prima Made in Italy. La nuova Pac penalizza fortemente la cerealicoltura, bisogna intervenire quanto prima o le nostre specificità saranno a forte rischio».





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