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Nuova Pac, Cortesi: «”Farm to Fork" non sostenibile per l'agricoltura»
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02 Dicembre 2021


 
Dopo un lungo confronto tra le istituzioni europee, alla fine ci siamo: il Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria, ha definitivamente dato il via libera ai tre regolamenti che daranno corpo alla nuova riforma Pac, in vigore dal 2023. Nei sei anni di programmazione (fino a fine 2027) all’agricoltura europea saranno dunque destinati 387 miliardi di euro, il 33% del bilancio complessivo dell’Unione.

Ma la nuova impostazione, come spiegato già più volte, non piace a Confagricoltura Mantova. In particolare, la strategia “Farm to Fork”, sulla quale si poggerà la Pac, presenta numerose criticità. In primis, l’assenza di un vero e proprio studio d’impatto concreto. Come scrive Alessandro Olper, docente dell’Università di Milano, sull’Informatore Agrario, «l’analisi di impatto si è focalizzata soprattutto sulla componente agricola, non considerando perciò i potenziali contributi dell’industria alimentare, della grande distribuzione e sul fronte dei consumi». E se dal punto di vista ambientale gli effetti sarebbero sì positivi, pur generati da una riduzione produttiva più che da strategie green, «emergerebbero però – prosegue Olper – effetti sulla produzione agricola interna e sui prezzi piuttosto allarmanti. L’offerta interna si ridurrebbe del 5% per i cereali, del 10% per il latte e di oltre il 15% per le carni, a fronte di un incremento dei prezzi». «In altre parole – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – saremo costretti ad importare di più, e tutto ciò si tradurrà in una maggiore produzione di gas serra. Qualcuno ci può spiegare dunque come questa politica Pac pensa di poter essere maggiormente sostenibile? Ad oggi la strategia “Farm to Fork” non lo è, né dal punto di vista della sicurezza alimentare, né da quello ambientale».

Vi è poi la questione del “Piano Strategico Nazionale per la Pac 2023-2027” che il governo italiano dovrà (o meglio, dovrebbe) inviare alla Commissione Europea entro il 31 dicembre 2021. A spiegare a che punto siamo è una circolare di Confagricoltura, che riassumeremo nei suoi passaggi principali: “Il quadro delle scelte è ancora lontano dalla sua definizione. Pochi giorni fa il Mipaaf per la prima volta ha presentato una bozza di PSN, che praticamente non delinea nessuna proposta. C’è da temere davvero per la scadenza del 31/12, che comunque dovrà in qualche modo essere rispettata. Le associazioni ambientaliste chiedono a viva voce un cambiamento per la Pac, ma sembrano ignorare completamente l’esigenza della tenuta competitiva di un settore economico che fa crescita e garantisce occupazione. Il tutto per favorire un’agricoltura indistintamente “ecologica”. Un quadro sconfortante che non può ispirare le scelte del Governo. Il rischio, a questo punto, è che ci si presenti al 31 dicembre con una bozza di piano con alcuni principi che già tracciano scelte che dovranno essere affinate in seguito, ma è fondamentale che non si definisca un’opera incompiuta. Per Confagricoltura l’obiettivo è tutelare le imprese professionali che fanno reddito, mentre il quadro comunitario che si prospetta penalizza questo tipo di imprese. Ma è a loro che si deve riferire principalmente il Governo nel disegnare il PSN”.

E le proiezioni concrete non fanno presagire nulla di buono per il prossimo futuro. L’ufficio tecnico di Confagricoltura infatti ha stimato le ricadute territoriali per ogni regione, con l’entrata in vigore della nuova Pac. In Lombardia infatti, per effetto della convergenza, si andrebbero a perdere, nel periodo compreso tra il 2023 e il 2026, quasi 89 milioni di euro per i soli titoli base.





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