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Materie prime: i rincari preoccupano il mondo agricolo
News e comunicati ^
 
15 Ottobre 2021


 
L’aumento dei costi dell’energia, degli imballaggi e delle materie prime freneranno l’economia, ripercuotendosi sulle tasche dei consumatori e minacciando la competitività dei settori produttivi. Risultato? Un blocco alla ripresa, che l’Italia non può permettersi. Questo l’allarme lanciato da Confagricoltura in merito agli aumenti in atto: «La questione legata all’aumento dei prezzi delle materie prime è estremamente delicata – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – e va affrontata nella maniera più adeguata. Partiamo da un assunto: che i prezzi salgano è positivo per i nostri produttori, ad esempio i cerealicoltori, che dopo annate difficili ora stanno beneficiando di prezzi più alti. Al contempo però, per i produttori zootecnici questo aumento considerevole dei costi si traduce nella grande preoccupazione di non riuscire a recuperare questi aumenti al consumo, vale a dire sul prodotto finito venduto al pubblico».

Ma al tempo stesso si evidenzia un altro problema: «In questi ultimi mesi – prosegue Cortesi – Russia e Cina stanno aumentando a dismisura il proprio patrimonio zootecnico, intercettando sempre più mais e soia dl resto del mondo. La carenza di prodotto dunque fa alzare i prezzi, causando guai per i consumatori, che si troveranno ad affrontare una spesa alimentare maggiore. Siamo sicuri che con la nuova Pac la situazione migliorerà? La nuova Politica Agricola Comune infatti punta a ridurre ancora di più le produzioni, prediligendo una politica di stampo ambientale che incrementerà le superfici rivolte al biologico». «Noi – prosegue Cortesi – ci eravamo fin da subito espressi contro questa impostazione. I margini di miglioramento ora sono limitati alle sole scelte nazionali degli stati membri. Questa situazione ci ha fatto capire che l’indirizzo scelto dall’Europa è sbagliato».

Cortesi torna poi su altre due criticità emerse: «Quello dell’aumento dei costi energetici – spiega – c’è il rischio che non sia un problema momentaneo, ma strutturale, almeno finchè la tanto agognata transizione energetica non verrà completata. Rischiamo dunque di doverci abituare a livelli di costo strutturali, non momentanei. Vi è poi la questione legata all’approvvigionamento di parti tecnologiche per mezzi e macchinari, oggi sempre più difficile. Per il settore agricolo, che non può di certo fermarsi, questo è un problema che genera grosse preoccupazioni».





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