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Le ciliegie dell'Azienda Agricola Ruffoni di Ceresara
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07 Aprile 2021


Stefano Ruffoni all'interno del suo frutteto
Stefano Ruffoni all'interno del suo frutteto
 
«Il mio impianto di ciliegie? È nato quasi per scherzo». E da lì di strada ne ha fatta Stefano Ruffoni, alla guida dell’omonima azienda agricola a Ceresara, fino ad arrivare alle quasi mille piante di cui dispone oggi, in grado di produrre ciascuna fino a 15 chili all’anno dei preziosi frutti rossi, eletti a De.Co a Ceresara pochi anni fa e apprezzatissimi dai consumatori, mantovani ma non solo. «La prima piantumazione – prosegue Ruffoni – l’abbiamo effettuata nel 2013, come compensazione a verde in previsione della costruzione di un secondo capannone per galline ovaiole, la mia precedente attività. Arrivarono circa 300 piante». Poi il secondo capannone non venne più costruito, e Ruffoni ha puntato tutto sulla cerasicoltura, la coltivazione del ciliegio: «La prima raccolta l’abbiamo fatta nel 2016, dal momento che le piante entrano in produzione dopo circa tre anni. Nel 2018 poi abbiamo deciso di ampliare l’impianto, visto che il prodotto piace, si vende bene e la qualità è ottima». Ecco allora altre 600 piantumazioni, coperte di recente anche da reti anti-grandine e anti-insetto, finanziate con un bando Psr di Regione Lombardia, che permettono di contenere il flagello cimice asiatica e, di conseguenza, di effettuare molti meno trattamenti fitosanitari. Sostenibilità è la parola chiave come sempre, con sistema di irrigazione a goccia, che consente un notevole risparmio idrico, e impollinazione del tutto naturale, grazie alla presenza di numerose arnie di api, preziosissime alleate dell’ambiente.

La vendita del prodotto avviene in maniera diretta in azienda, e presto sarà rimodernato anche lo spaccio. E le prospettive per il futuro sono decisamente intriganti: «Nel corso del 2020 le mie ciliegie sono arrivate fino ai mercati di Milano, oltre che ad alcuni grossisti del mantovano. Per quest’anno siamo in trattativa per spedirle anche in Germania, e in azienda arrivano clienti un po’ da tutta Italia. Ogni albero, a pieno regime, produce circa 15 chili di frutti, noi lo scorso anno abbiamo chiuso la campagna a quota 25 quintali, andati esauriti in soli quindici giorni». Ma Stefano, come detto, non si è dedicato fin da subito alla cerasicoltura: «Fino al 2002 ero impiegato in un’azienda di calzetteria quotata in borsa – racconta – ma non era la vita che faceva per me. Ho affiancato allora mio padre in azienda, puntando all’inizio sull’avicoltura, che abbiamo poi dismesso definitivamente negli ultimi anni». Oggi l’azienda Ruffoni conta su 50 ettari, quasi interamente di proprietà, coltivati, oltre che a ciliegio, a cereali, pomodori e zucche. E presto arriverà anche altra frutta, come susine, albicocche, mele cotogne, mele campanine, pesche e cachi. Il tutto all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità, come testimoniato anche dall’impianto fotovoltaico da 135 kilowatt. «Se in futuro ci saranno le condizioni per investire nuovamente, non ci faremo trovare impreparati».





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