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Pomodoro: รจ braccio di ferro tra produttori e industria
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24 Febbraio 2021


 
Non accenna a placarsi il braccio di ferro tra le Op (organizzazioni di produttori) del pomodoro da industria e le industrie di trasformazione, e a rimetterci al momento sono i produttori stessi, che si ritrovano a dover fare i conti con un prezzo assolutamente inadeguato: «Questa mattina – spiega Corrado Ferrari, presidente della sezione pomodoro da industria di Confagricoltura Mantova – è andato in scena un altro incontro tra le parti, con l’industria che ha alzato la propria offerta da 88 a 91 euro a tonnellata per la campagna 2021, a fronte di una richiesta della parte produttiva di almeno 95 €/t (+8% rispetto agli 88 euro iniziali). È una vergogna, come produttori ci sentiamo offesi da tale trattamento». Nella giornata di domani, giovedì 25 febbraio, scadranno i tempi per la contrattazione. Resta pochissimo tempo dunque: «Lo scenario più probabile – prosegue Ferrari – è che si chieda al Ministero per le Politiche Agricole ancora tempo per proseguire la trattativa, in modo che si possa pervenire a tempi migliori e uscire da questo vicolo cieco, che danneggia i protagonisti principali della filiera».
 
Filiera che, mai come in quest’ultimo periodo, presenta dati assolutamente incoraggianti. Nella Gdo infatti, a livello nazionale, nel 2020 si registrano un +19% nelle vendite della passata e un +16,4% nelle vendite della polpa. L’Italia è il primo produttore ed esportatore mondiale di questi trasformati, oltre ad essere il terzo produttore mondiale di pomodoro fresco. Dal nostro paese inoltre proviene più della metà (il 53%) della materia prima europea. E anche la provincia di Mantova fa registrare dati in crescita. Sono stati infatti 4.120 gli ettari coltivati lo scorso anno (contro i 3.820 del 2019), con una produzione di circa 3.447.270 quintali di pomodori (dati Istat). A Mantova si produce circa il 10% del pomodoro italiano: «Questi dati giustificano ancora di più il prezzo che chiediamo, anche alla luce dell’aumento dei costi produttivi, nell’ordine di un 10%, che non verrebbero peraltro nemmeno coperti dall’aumento dell’8% che abbiamo richiesto. L’industria chiede prodotto, gli spazi di mercato ci sono e sono molto ampi. Occorre però che ci riconoscano un’adeguata remunerazione: solo così ci possiamo sentire parte di una vera filiera».
 
Per il 2021 è previsto, a livello nazionale, un incremento delle superfici di circa 1.300 ettari: «Ma questo aspetto – spiega Ferrari – deve rimanere totalmente slegato dalla contrattazione per il prezzo, e non condizionare la parte industriale». A inizio anno è stata concordata una fornitura, da parte delle Op, di circa 28,5 milioni di quintali di prodotto, una cifra apparsa eccessiva: «Chiediamo anche di inserire nel testo della trattativa precise garanzie circa la reale capacità di trasformazione dell’industria».





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