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Nbt, Ogm e nuove frontiere: una battaglia contro i pregiudizi
News e comunicati ^
 
04 Febbraio 2021


 
Quando si parla di genetica applicata all’agricoltura, il rischio di attirarsi critiche da parte di lobbisti del terrorismo ambientale è altissimo. Per affrontare il tema delle Nbt dunque, le New Breeding Techniques, occorre premettere fin da subito che Confagricoltura, a livello nazionale, regionale e provinciale, è da sempre a favore di queste innovazioni, viste come possibilità straordinaria di crescita e valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano, anche di quelle varietà più tradizionali che gli pseudo-ambientalisti invece vedono a rischio, se “colpite” dai processi di editing genetico.

Nelle ultime settimane si è parlato molto di genome editing, alla luce di alcuni passaggi politici che andremo ad affrontare poi più avanti, ma quasi nessuno ha ricordato un primo aspetto fondamentale e, purtroppo, privo di alcun senso: da un lato, l’Europa vieta la coltivazione di Ogm e qualsiasi sperimentazione sulle Nbt, ma dall’altro importa ogni anno milioni di tonnellate di mais e soia transgenici, provenienti da Stati Uniti e Sudamerica, che vengono poi utilizzate per l’alimentazione dei capi presenti negli allevamenti Ue. Perché avviene tutto ciò? «Perché, dal momento che l’Europa non è autosufficiente per quanto riguarda queste produzioni – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – , se venissero meno queste importazioni si verrebbe a creare un gravissimo deficit di merci nei confini comunitari. Questa è la paradossale situazione con la quale conviviamo da anni. E intanto i nostri principali competitor innovano e sperimentano. Stiamo combattendo una battaglia ad armi impari».

Nbt e Ogm: che differenza c’è?

“Ogm” è una parola che, nell’immaginario collettivo, fa ancora paura: «I vecchi Ogm – prosegue Cortesi – prevedono in sostanza che una pianta venga migliorata apponendo al suo interno un gene proveniente da un’altra pianta o da un altro organismo, in una vera e propria operazione di “taglia e cuci”. Sono tecniche molto sicure, e ancora molto usate, dove si può naturalmente, ma le Nbt sono un’altra cosa». Le tecniche di editing del genoma infatti prevedono piccolissime correzioni o mutazioni del genoma della pianta in oggetto, in posizioni ben precise. Si ha un impatto molto ridotto sul Dna della pianta, in un processo assolutamente uguale a quello che si avrebbe in natura in tutti gli esseri viventi. Le Nbt accelerano soltanto questo processo, e lo guidano dall’inizio alla fine, riducendo al minimo l’aspetto casualità: «In sostanza, si tratta di modifiche mirate alla perfezione, che possono inserire caratteri interessantissimi alle piante coltivate, in un processo di mutagenesi del tutto tradizionale».

Quali vantaggi?

Questo è proprio l’aspetto più interessante del miglioramento genetico, che permetterebbe di migliorare notevolmente le varietà di piante che abbiamo a disposizione oggi, rendendole più resistenti agli agenti atmosferici o ai parassiti, ad esempio: «Il clima sta cambiando, è innegabile, e noi abbiamo bisogno di colture più resistenti alla siccità o alle forti piogge. Ma le Nbt consentirebbero anche di “spegnere” letteralmente i geni che alcuni agenti patogeni utilizzano per attaccare le piante e farle ammalare. In tal modo, ridurremmo al minimo anche le malattie, aumentando i raccolti». Questi strumenti, preziosissimi e di certo non troppo costosi, porterebbero alla produzione di alimenti sani, sicuri e sostenibili, perfettamente in linea con quelle che sono le indicazioni del nuovo Green Deal europeo, che chiede meno fitofarmaci ma maggiore sostenibilità.

LA SITUAZIONE POLITICA IN ITALIA

L’Italia ha una lunghissima tradizione di miglioramento genetico, e per diversi anni è stata veramente il faro a livello mondiale per quanto riguarda questi aspetti. Ad oggi, il panorama politico riguardo alle Nbt è a dir poco frammentato. La classe dirigente risente notevolmente delle pressioni delle lobby ambientaliste, che vorrebbero paragonare le nuovissime tecniche di miglioramento genetico ai vecchi Ogm, non cogliendo (o meglio, non volendo cogliere per preconcetto) gli immensi vantaggi che tali tecnologie porterebbero. Poche settimane fa infatti la Commissione Agricoltura della Camera ha bocciato quattro decreti del Mipaaf che avrebbero portato ad una prima, leggera, apertura nei confronti delle tecniche di editing genetico. La notizia ha scatenato l’entusiasmo degli ambientalisti, con sigle (tra le altre) come Greenpeace, Wwf, Legambiente o Slow Food che hanno accolto “con grande soddisfazione” la bocciatura legislativa dei decreti che “tentavano di forzare un’apertura illegittima agli Ogm vecchi e nuovi”. Queste sigle hanno addirittura dichiarato che le Nbt sono “una minaccia per il Made in Italy”, dimenticando che potrebbero invece essere di assoluto aiuto anche alle varietà più “tradizionali”, come ad esempio il pomodoro di San Marzano, che da anni deve lottare contro un virus che ne fa strage, abbattendo le produzioni.

Ma per fortuna non tutta la politica si lascia condizionare da questa ondata di fake news prive di fondamento. A dare sostegno alla nostra posizione è arrivato l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, che con un comunicato ha dichiarato che “confondere il miglioramento genetico delle Nbt con gli Ogm, come fanno alcune sigle ambientaliste, significa voler generare confusione attraverso scorciatoie ideologiche”, e ancora che “le Nbt possono garantire piante resistenti in grado di far fronte a cambiamenti climatici e parassiti, che stanno portando danni enormi all’agricoltura italiana. Consentirebbero inoltre di ridurre trattamenti chimici offrendo agli agricoltori maggiore produttività, minori costi e più sostenibilità, sia ambientale che economica. Ogni progresso in questo ambito è da guardare con favore”. L’assessore Rolfi, dopo aver invitato il Governo a giocare un ruolo da protagonista per arrivare ad un chiarimento normativo, ha poi annunciato che la Lombardia farà da apripista per quanto riguarda le sperimentazioni in campo delle Nbt, condotte assieme al mondo accademico, in attesa di poterle diffondere su larga scala.
 
E INTANTO NEL MONDO…

Ma se in Italia l’opinione pubblica e la politica sono, come abbiamo visto, estremamente divise, nel resto del mondo non è così. Una delle prime cose che ha fatto la Gran Bretagna subito dopo la Brexit è stato aprire alla sperimentazione genetica, confermando quanto l’impostazione della Ue sia ormai obsoleta e superata, dal momento che non aiuta gli imprenditori agricoli a rispondere al meglio alle sfide del presente. In Francia invece il ministro dell’Agricoltura Julien Denormandie ha aperto in maniera netta alle Nbt, affermando che “sono tecnologie che accelerano il miglioramento genetico delle piante. Questa tecnologia consente di generare prima una varietà che potrebbe essere apparsa naturalmente ad un certo punto, ed è fantastico”. Il titolare del dicastero agricolo d’Oltralpe ha poi aggiunto che “le Nbt devono avere regolamenti in linea con ciò che sono e non con ciò cui vorremmo associarli. Oggi il quadro giuridico europeo non è più compatibile con il quadro scientifico”. E in Giappone addirittura è stato dato il via libera ufficiale ad una varietà di pomodoro, il Sicilian Rouge High GABA, ottenuta con tecnologia Crispr/Cas9, una tecnica evoluta che aiuta la tradizionale attività di breeding, premiata con il Nobel per la chimica nel 2020. Il pomodoro nipponico contiene livelli di GABA, un componente funzionale che apporta benefici alla salute umana come l’abbassamento della pressione sanguigna e un miglioramento del metabolismo cerebrale, più alti del normale di 5-6 volte. In Giappone inoltre sono state stabilite linee guida precise, che dicono che i pomodori prodotti in questo modo non sono considerati Ogm. Nel corso di questo 2021 inoltre saranno fornite piante di questo pomodoro a titolo gratuito agli orticoltori che ne faranno richiesta.





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