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Ceta: a tre anni dal via il bilancio รจ positivo
News e comunicati ^
 
04 Febbraio 2021


 
A poco più di tre anni dalla sua approvazione (seppur ancora in via transitoria), il bilancio del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, è notevolmente positivo: «I detrattori – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – vengono continuamente smentiti dai dati, unica vera fotografia dell’andamento degli accordi di libero scambio, verso i quali, come Confagricoltura, siamo favorevoli». Le accuse principali riguardano le importazioni in Italia di grano duro trattato con glifosato e di carni derivate da animali allevati con ormoni. In una recente uscita stampa, il Commissario Ue per l’agricoltura Janusz Wojciechowski ha affermato che non sono stati in alcun modo registrati «casi di non conformità per la presenza di residui di glifosato negli alimenti», e ancora che «dal 2013 non sono stati segnalati risultati positivi per quanto riguarda la presenza di residui di promotori di crescita ormonali nelle carni canadesi».

Per effetto della campagna denigratoria nei confronti del grano duro canadese, messa in atto da alcune scellerate organizzazioni, gli importatori italiani furono costretti a ripiegare su paesi (come il Kazakhstan) con standard di sicurezza alimentare di certo inferiori a quelli canadesi: «Senza contare – prosegue Cortesi – i pareri di Fao, Oms, Efsa ed Echa, che ci dicono che il glifosato, nei limiti di legge, non è pericoloso per uomo e animali». Quanto alle presunte carni con ormoni, va sottolineato che la Ue dal 1996 ne ha vietato l’importazione e il Canada, sottoscrivendo il Ceta, si è impegnato a rinunciare definitivamente a qualsiasi tipo di pretesa di forzare tale divieto. L’accordo dunque non ha assolutamente allentato le norme di sicurezza proprie della Comunità Europea, anzi ha indotto i produttori canadesi ad adeguarsi ai nostri standard.

Accordo Ceta promosso su tutta la linea dunque, con un avanzo commerciale netto con il Canada di 485 milioni di euro nel 2019 e un +24% (Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat) dell’export totale verso il paese nordamericano da parte del blocco Ue. In particolare, il settore agroalimentare nell’ultimo anno ha fatto registrare un aumento del 13,7% dell’export verso il Canada, passando dai 385 milioni di euro del periodo gennaio-giugno 2019 ai 438 milioni di euro dello stesso semestre del 2020. Ottime le performance di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, le due Dop lattiero-casearie prodotte nel mantovano, il cui export nel primo semestre 2020 ha fatto registrare un aumento di oltre il 40% rispetto al 2019 in valore (da 17.191.300 a 24.185.200 milioni di euro) e di oltre il 55% in volumi (da 1.394,4 a 2.185,9 tonnellate). E anche la presunta invasione di grano canadese in realtà va fortemente ridimensionata: i valori dell’import dal Canada sono in aumento, ma solo perché sono precipitati dai 335 milioni di euro del 2016 ai 113 milioni di euro del 2018. «Critiche e attacchi a questo accordo internazionale – conclude Cortesi – sono del tutto infondate. Sarebbe meglio che si cominciasse a lavorare tutti insieme per perfezionarlo ancora di più, e per aprirne altri, invece che continuare a screditare il valore di un importante strumento per la promozione del Made in Italy nel mondo. Gli accordi di libero scambio sono infatti l’unico strumento per la valorizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari».





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