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Bovini da carne: fine 2020 all'insegna dell'incertezza
News e comunicati ^
 
18 Dicembre 2020


 
È un finale di anno delicato per il settore dell’allevamento dei bovini da carne, che certamente ha risentito degli effetti della pandemia Covid-19. Come altri settori, ma fortunatamente non più di altri: «Abbiamo subìto una crisi magari non grave come quella di altri comparti – spiega Marco Negrisoli, che a Castel Goffredo conduce un allevamento di tori da carne rossa – ma di certo sentita. Il primo lockdown l’abbiamo assorbito meglio, questo secondo lo stiamo subendo di più, anche perché il periodo natalizio coincide tradizionalmente con un aumento dei consumi di carne, dovuti a cene aziendali e veglioni. Tutti aspetti che quest’anno perderemo». Eppure, volgendo lo sguardo a lungo termine c’è spazio per l’ottimismo: «I costi del ristallo dalla Francia non calano di certo, ma vogliamo pensare positivo. Ci aspetta un gennaio tremendo, lo sappiamo, ma se saremo bravi a investire sempre di più nella direzione della sostenibilità, allora potremo tornare a dire la nostra».

E il settore ha un grande bisogno di tornare protagonista. In vent’anno infatti, c’è stato un calo del 70% nel numero degli allevamenti: «Siamo passati – spiega Elide Stancari, presidente della sezione bovini da carne di Confagricoltura – dai 2.900 allevamenti del 2000 ai circa 500 di oggi. Lo stesso vale per il numero di capi, che sono oggi circa 175mila, mentre nel 2000 superavano i 340mila, con un calo del 48%. A livello nazionale il tasso di auto approvvigionamento del settore (55%) è il più basso tra i prodotti agroalimentari zootecnici». In soccorso del settore sono arrivati i recenti aiuti per le filiere zootecniche, limitati però ai vitelli a carne bianca: «Si tratta di un piccolo aiuto, di certo non sufficiente per il settore, dal momento che copre solo i capi macellati a giugno e luglio, ma le nostre perdite sono iniziate a maggio e ancora non si sono fermate. La carne bovina è stata danneggiata notevolmente dalla chiusura di mense e ristoranti. Tagli come filetto, costata e roast beef avevano molti meno sbocchi commerciali, tanto che abbiamo dovuto chiedere gli ammassi».





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