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Il bilancio dell'annata agricola 2020
News e comunicati ^
 
23 Dicembre 2020


 
Va in archivio l’annata agricola 2020, ed è tempo di bilanci per le varie sezioni economiche di Confagricoltura Mantova.

LATTE
L’annata 2020 del settore lattiero-caseario è stata fortemente influenzata dalla pandemia Covid-19, che è andata ad incidere su mercati e commerci. Ciononostante, le Dop, vale a dire Grana Padano e Parmigiano Reggiano, hanno retto nel complesso bene il colpo: dopo un primo semestre con prezzi in flessione rispetto al 2019, nella seconda metà dell’anno entrambe hanno visto un rimbalzo positivo per le quotazioni. «Anche in questa annata così complicata – spiega il presidente di sezione Manuel Lugli – è stata dimostrata l’appetibilità delle nostre Dop nei confronti dei consumatori, con consumi ed export in aumento nonostante il Covid». Diverso il discorso per il latte alimentare, che in ogni caso tocca poco la nostra provincia: «Qui le prestazioni sono state negative, con il latte spot italiano che ora vale addirittura di meno rispetto a quello tedesco. L’approccio dell’industria nei confronti dei produttori è troppo spesso di tipo speculativo. Gli allevatori devono fare sistema tra di loro».

SUINI
Dopo una fine 2019 e un inizio 2020 decisamente positivi, con prezzi che hanno sfiorato anche gli 1,8 €/kg, la pandemia Covid-19 ha certamente messo in difficoltà anche il settore suinicolo, che nei mesi centrali dell’anno si è trovato a fare i conti con un forte ribasso delle quotazioni. Il 7 maggio il bollettino Cun (per capi circuito tutelato da 170 kg pronti per il macello) recitava 1,151 €/kg, mentre nella seduta del 21 maggio si è addirittura arrivati a una quotazione compresa tra 1,052 e 1,072 €/kg. Ora il prezzo è risalito, e siamo attorno a 1,4 €/kg, ma nuove nubi si addensano all’orizzonte: «Oltre al Covid – spiega il presidente di sezione di Confagricoltura Mantova, Ferdinando Zampolli – c’è anche l’epidemia di Peste suina africana in Germania a preoccuparci. Il prezzo era salito fino quasi a 1,6 €/kg, ma ora temo che vi saranno nuovi ribassi, da qui fino a fine anno».

RISO
Rese in calo ma qualità della produzione ottima. In questo 2020 certamente anomalo sotto molti punti di vista, la campagna di raccolta del riso si chiude, in provincia di Mantova, con una complessiva soddisfazione dei produttori, che hanno in ogni caso dovuto far fronte alle problematiche relative alla massiccia presenza di giavone, un’infestante che ha causato un calo produttivo rispetto al 2019. Nel mantovano sono stati seminati circa 1.140 ettari a riso quest’anno, con una produzione media di circa 55-60 q/ha. Un capitolo a parte lo richiede il prezzo, con la Borsa merci di Mantova che, nel bollettino del 5 novembre, quota il risone Carnaroli 480 €/t, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2019, quando era quotato 395 €/t. In calo invece il Vialone nano, a quota 450 €/t in questo 2020, ma a 535 €/t un anno fa. «Nel complesso – spiega il presidente di sezione di Confagricoltura Mantova, Carlo Petrobelli – l’annata per i risicoltori può dirsi soddisfacente. La produzione è stata buona, la qualità anche, con alcune varietà che spiccano su altre, e anche il mercato non è male, con i trasformatori che, poco alla volta, stanno comprando il nostro prodotto».

BOVINI DA CARNE
Il 2020 si era aperto con ottime premesse per il settore dei bovini da carne, che nel mantovano conta su poco meno di 500 allevamenti. Poi l’emergenza Covid-19 ha creato non poche difficoltà al settore, che ora si cerca di affrontare anche grazie a strumenti come i fondi di ristoro per le filiere zootecniche, con l’ultimo approvato in favore dei vitelloni: «Un piccolo aiuto – spiega Elide Stancari, presidente della sezione bovini da carne di Confagricoltura Mantova – di certo però non sufficiente per il settore, dal momento che copre solo i capi macellati a giugno e luglio, ma le nostre perdite sono iniziate a maggio e ancora non si sono fermate. La carne bovina è stata danneggiata notevolmente dalla chiusura di mense e ristoranti. Tagli come filetto, costata e roast beef avevano molti meno sbocchi commerciali, tanto che abbiamo dovuto chiedere gli ammassi». In calo anche la voce prezzo: nei bollettini di novembre 2020 i vitelloni incroci francesi erano pagati (a peso vivo) tra i 2,280 e i 2,410 €/kg, contro i 2,440-2,540 €/kg di un anno fa. La speranza è che nel 2021 la filiera carne si possa risollevare definitivamente da questa situazione.

CEREALI
Qualità eccellente, rese inferiori allo scorso anno ma un bilancio che, se confrontato con quello di altre zone d’Italia, come l’Emilia Romagna, può essere considerato positivo. È questa l’analisi della campagna cereali 2020. Il grano tenero (seminato quest’anno su circa 19.000 ettari, in aumento rispetto a un anno fa) ha visto livelli produttivi simili al 2019 per chi ha lavorato bene, ma un calo del 10-15% per chi non ha svolto i corretti trattamenti. Il grano duro invece, presente su circa 8.000 ettari quest’anno (in calo sul 2019), ha visto un calo produttivo del 7-8%, sempre a causa dell’andamento meteorologico di questa prima parte di annata. Infine l’orzo (stabile con circa 5.200 ettari in provincia), per il quale valgono i discorsi fatti in precedenza sull’attenzione rivolta alla coltura. Dopo un’annata 2019 decisamente da dimenticare, la campagna mais 2020 è tornata a far segnare gli abituali livelli produttivi all’interno della nostra provincia, con una qualità della granella decisamente alta. Bilancio nel complesso positivo dunque per i circa 57.000 ettari seminati quest’anno nel Mantovano, con medie produttive di 120-130 q/ha. In risalita il prezzo, ora a 188-189 €/t contro i 167 €/t di qualche settimana fa. E dopo un 2019 decisamente da dimenticare, tornano in parte a sorridere i produttori mantovani di soia. La campagna 2020 infatti fa registrare un +10% alla voce quantità, con le produzioni in aumento rispetto a un anno fa. I 12.500 ettari seminati quest’anno all’interno dei confini provinciali (in calo rispetto ai 13.200 presenti nel 2019) hanno prodotto in media tra i 40 e i 50 quintali per ettaro. «Il bilancio per i cereali nel complesso è positivo – spiega il presidente di sezione Roberto Begnoni – la soia in qualche zona ha dato sorprese in negativo a livello di rese, ma il prezzo sta crescendo e questo compensa tutto. Anche per il mais il prezzo sale, speriamo tenga».

BIOLOGICO
Fa registrare una lieve flessione nei prezzi anche il mercato delle produzioni biologiche. La cosa è dovuta alla notevole offerta di prodotti: «I cereali e le leguminose – spiega Carlo Visini, presidente della sezione economica bio di Confagricoltura Mantova – fanno registrare in ogni caso quotazioni superiori di circa il 30% rispetto al convenzionale. Il settore frutta invece chiude l’annata con vendite in calo, con i mercati esteri abbastanza bloccati. Molto meglio invece il mercato interno, molto più dinamico». Con il Covid che di certo ha giocato un ruolo importante anche per il biologico, non solo in Italia naturalmente, sul fronte zootecnico da registrare il boom delle uova bio, molto ricercate dai consumatori.

POMODORO DA INDUSTRIA
Con una produzione finale pari a 27.420.000 quintali (in media circa 730 quintali per ettaro), con una percentuale di consegnato sul contrattato pari al 95,32% e con un prezzo finale attestatosi tra gli 8,30 e gli 8,40 euro al quintale, a fronte di un prezzo iniziale pattuito pari a 8,80 euro al quintale, la campagna 2020 del pomodoro da industria si è chiusa in chiaroscuro: «Produzioni e prezzo – spiega Corrado Ferrari, presidente della sezione pomodoro da industria di Confagricoltura Mantova – sicuramente hanno fatto sorridere molti, ma alcuni problemi vanno evidenziati. C’è stato infatti un periodo centrale, durante la campagna di raccolta, dove i ritiri erano molto rallentati a causa di alcune varietà, come il pomodoro biologico o il datterino, che hanno impegnato le fabbriche. Tutto ciò ha provocato dei rallentamenti nei conferimenti del pomodoro tondo che, uniti alle condizioni climatiche che hanno favorito la maturazione, ha portato a marcescenze, con perdita di circa 200 ettari di prodotto, lasciato in campo».

ORTOFRUTTA
Bilancio altalenante quello del settore ortofrutticolo, con alcune produzioni che hanno chiuso con il sorriso, e altre invece colpite da flagelli di tipo fitosanitario. Per le produzioni prettamente estive, come angurie e meloni, il bilancio è decisamente soddisfacente, con prodotti di alta qualità e buone risposte da parte del mercato. Per quanto riguarda le per invece, l’annata 2020 è stata profondamente segnata dal flagello alternaria: «Alcune varietà si sono salvate – spiega il presidente di sezione Cesare Fila – ma per le Abate ad esempio è stato un disastro. Il patogeno ci ha creato grossi problemi. Abbiamo perso troppo, speriamo ora che il mercato ci venga un po’ incontro, ma i primi segnali non sono incoraggianti». Toccate dal problema anche le mele, ma il settore si è salvato nel complesso, con i produttori moderatamente soddisfatti. «Il fatto è che – prosegue Fila – dall’Europa ci hanno tolto fitofarmaci che per noi erano essenziali, senza proporre alternative valide».

AVICOLO
Annata 2020 nel complesso soddisfacente per il comparto avicolo mantovano, che ha preso una strada ben diversa rispetto ad altri, più colpiti dalla pandemia Covid-19: «Abbiamo lavorato normalmente per fortuna – spiega il presidente di sezione Mauro Gaboardi – il consumo di carne bianca e di uova non ha avuto flessioni, per cui il settore ha retto abbastanza bene all’ondata del Coronavirus». Ora però l’influenza aviaria è tornata a far paura, ed è notizia di pochi giorni fa lo scoppio di un focolaio in un allevamento da svezzamento di 9000 capi in provincia di Pavia: «Dobbiamo essere vigili, ricordandoci che le prime precauzioni per evitare il diffondersi del contagio devono essere prese nelle nostre aziende, innalzando sempre più le misure di biosicurezza. Dovremo imparare a convivere con questa patologia temo, dato che siamo sulle rotte degli uccelli migratori, che dal nord Europa vengono a svernare nel Mediterraneo».

VITIVINICOLO
Annata 2020 a dir poco altalenante per il settore vitivinicolo: «Per quanto riguarda il capitolo vendite – spiega il presidente di sezione Marco Formigoni – qualche cantina è riuscita ad ovviare con la consegna a domicilio, anche se i volumi, giocoforza, sono stati ridimensionati. Il problema è che restano grosse scorte in cantina, e i bilanci ne risentono pesantemente. Siamo in guerra, ma non sappiamo che armi usare, e l’incertezza regna sovrana». Tutto questo a fronte di una vendemmia, quella di quest’anno, andata nel complesso bene, iniziata un po’ in ritardo a causa del maltempo ma con maturazione fenologica perfetta, sia nell’Alto mantovano che nella zona del Lambrusco.





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