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Aviaria: scoppiano nuovi focolai in Europa
News e comunicati ^
 
25 Novembre 2020


 
Torna a preoccupare il mondo allevatoriale l’influenza aviaria, ed è notizia di poche ore fa lo scoppio di un focolaio ad alta patogenicità del sottotipo H5N8 in un allevamento da 9.000 capi in provincia di Pavia. Quest’ultimo, il primo rilevato in Italia, si va ad aggiungere alle segnalazioni arrivate da tutta Europa. I riscontri più recenti sono arrivati dalla Gran Bretagna, con un ceppo individuato in un allevamento della contea di Chesire, che ha portato all’abbattimento di 13.000 capi, e uno nella contea dello Herefordshire, con altri animali abbattuti. Problemi anche in Germania, con infezioni in allevamenti della Frisia settentrionale e dei distretti di Segeberg e Vorpommern-Rügen. Ad essi si aggiungono gli ultimi campanelli d’allarme, segnalati nei Paesi Bassi, con focolai nelle province del Gelderland e di Groningen, e nella vicina Corsica, con un ceppo rinvenuto nel reparto animali di un garden center. In precedenza, nei primi mesi dell’anno, erano arrivate segnalazioni da Slovacchia, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca. «L’attenzione da parte dei nostri allevatori deve essere altissima – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – dal momento che un diffondersi del virus in Italia porterebbe a gravi conseguenze per il nostro patrimonio avicolo. Le aziende devono rafforzare le misure di biosicurezza, per contrastare la trasmissibilità da parte dei volatili selvatici, ed occorre grande prudenza anche alle frontiere, nel caso di animali importati».

La precedente epidemia di influenza aviaria che colpì l’Italia, ha causato numerosi danni anche all’interno della provincia di Mantova. Tra il 2016 e il 2017 infatti, furono abbattuti oltre 800.000 capi, per un danno economico totale superiore ai 10 milioni di euro: «Non possiamo permettere il ritorno di situazioni di questo tipo – prosegue Cortesi – e l’individuazione di focolai non lontano dai nostri confini deve farci tenere altissima la guardia. È altrettanto importante ricordare come questo virus non sia trasmissibile all’uomo». Il settore avicolo è decisamente sviluppato nel mantovano. Con circa 8 milioni di capi, la nostra provincia è seconda in Lombardia, dietro solo a Brescia, che conta 13,5 milioni di capi.





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