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Suini, il futuro รจ nebuloso
News e comunicati ^
 
02 Dicembre 2020


 
Si addensano nuvole minacciose sul comparto suinicolo, con timori per la situazione sanitaria legata alla Peste suina africana e per le conseguenze che tale epidemia sta avendo sugli scambi commerciali. A tutto ciò poi, naturalmente, si aggiunge il calo dei consumi causato dalla pandemia Covid-19. «C’è grande preoccupazione – evidenzia Confagricoltura Mantova – in primis per il blocco delle importazioni da parte della Cina. I suini tedeschi destinati in Cina quindi si riversano in Italia, ingolfando i mercati. Questo provoca un forte calo dei prezzi, dovuto al surplus di materia prima, e un aumento del rischio di contagio da Peste suina africana, diffusa in Germania, anche se in linea teorica dovrebbero arrivare solo partite di carne da zone libere dal virus. A tutto ciò naturalmente si aggiungono i timori per l’ingresso di cinghiali, portatori del virus, al confine sloveno». Si stima che siano rimaste sul territorio europeo circa 60.000 tonnellate di carne ogni mese, pari al 50% della produzione mensile italiana. E proprio il nostro paese, che ha un tasso di autosufficienza limitato al 63%, risulta essere uno dei mercati più appetibili: le quotazioni nazionali ne hanno già risentito, perdendo in poche settimane circa il 20% del valore. La scorsa settimana inoltre la Cina ha sospeso gli acquisti nei due più grandi macelli della Danimarca, causa Covid e, a dicembre, con lo scadere dei contratti, si teme che sospenda buona parte dei ritiri di carne da tutta Europa fino al Capodanno cinese, il 12 febbraio prossimo. Da qui le richieste dell’Organizzazione: «Come Confagricoltura Mantova riteniamo sia doveroso che le autorità mantengano la massima attenzione sulla questione. Serve un approccio più concreto sul tema Psa, cosa che finora è completamente mancato. Abbiamo chiesto inoltre ulteriori misure di indennizzo per il settore, a partire da interventi sui prezzi dei suini, sullo stoccaggio pubblico o sull’acquisto delle produzioni da destinare agli indigenti. Non possiamo permetterci di perdere un settore fondamentale come quello della suinicoltura, con Mantova secondo produttore regionale appena dopo Brescia».





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