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Brexit: si va verso un'uscita "no deal"
News e comunicati ^
 
20 Ottobre 2020


 
Si addensano nubi grigie sul cielo della Gran Bretagna, e per una volta non sono legate al tempo atmosferico. È andato in scena pochi giorni fa infatti un nuovo capitolo dei negoziati tra il Regno Unito e la Ue, e la sensazione è che si vada sempre più verso un’uscita “no deal” dell’isola dall’Unione, l’ipotesi insomma peggiore delineata sin dall’inizio della vicenda. Il premier britannico Boris Johnson d’altronde è stato chiaro: «Serve un cambiamento deciso nell’atteggiamento della Ue – ha detto – che negli ultimi mesi si è rifiutata di negoziare seriamente. Quindi, a cuor leggero e con assoluta fiducia, ci prepariamo all’alternativa, vale a dire un futuro di grande prosperità come nazione indipendente, libera di fare accordi commerciali, di controllare i nostri confini, le nostre acque territoriali e di promulgare le nostre leggi». Game over dunque? La Ue non ci sta, e annuncia che i negoziati verranno intensificati, ma in tutta risposta Johnson ha già annunciato, non potendo adottare il modello Canada con il Ceta, di voler seguire il modello Australia, basandosi cioè sulle regole generali dettate dall’Organizzazione mondiale del commercio, con tariffe applicate alle singole merci. Un modo alternativo per dire “no deal” insomma, anche se l’Australia sta giusto gettando le basi per un accordo commerciale con la Ue. «Un accordo è ancora possibile» si è affrettata a replicare la Cancelliera tedesca Angela Merkel, ricordando però come la Ue «debba essere pronta a fare compromessi» affinchè la trattativa si sblocchi da questo stallo. «Un accordo è fondamentale – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – dal momento che senza di esso rischieremmo di trovarci, dal 1° gennaio 2021, di fronte al peggior scenario possibile, quello cioè di una “hard Brexit” a scoppio ritardato, un recesso senza regole che potrebbe causare gravissimi danni al nostro settore agroalimentare». La provincia di Mantova, da sola, rappresenta infatti quasi il 2% del totale dell’export agroalimentare nazionale verso il Regno Unito, che supera i 3 miliardi di euro.





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