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Danni da fauna selvatica, Rolfi sprona il ministero
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14 Ottobre 2020


Un tunnel scavato dalle nutrie nei campi mantovani
Un tunnel scavato dalle nutrie nei campi mantovani
 
Con la crisi causata dalla pandemia Covid-19 che fa sentire con violenza i suoi effetti, gli imprenditori agricoli lombardi con aziende all’interno di aree protette sono ancora in attesa dei contributi volti a rimborsare i danni da fauna selvatica. La somma, per la sola Lombardia, ammonta a circa 350.000 euro ma, a un anno dalla presentazione del decreto interministeriale sul tema, nulla si è ancora mosso. E per tale motivo l’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi ha inviato pochi giorni fa una lettera al ministro per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova, chiedendo ufficialmente di accelerare la procedura di concessione di tali indennizzi. Nutrie, cinghiali, caprioli ed altre specie sono infatti sempre più spesso causa di disagi per le aziende agricole: «Per far sì che la misura entri in azione – ha detto il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – è necessario che il governo emani un decreto per recepire la norma comunitaria, che consentirebbe di ristorare al 100% i danni da fauna selvatica, tra l’altro senza l’applicazione del “De minimis”». Un aiuto importante dunque, ma che a causa di lungaggini burocratiche al momento resta solo sulla carta: «Come Confagricoltura Mantova apprezziamo la missiva che l’assessore Rolfi ha inviato a Roma – ha aggiunto Cortesi – e ci auguriamo che possa portare ai frutti sperati, in tempi rapidi. Sui danni generati dalla fauna selvatica purtroppo al momento si sta facendo ben poco».
 
La smisurata crescita della fauna selvatica rappresenta infatti una vera e propria emergenza nazionale, che tocca da vicino anche la provincia di Mantova. Negli ultimi 30 anni infatti la popolazione di cinghiali è aumentata di oltre il 400%, e anche la presenza di ungulati crea danni agli imprenditori agricoli. Per non parlare poi delle nutrie, vero e proprio flagello per coltivazioni e argini: «Non possiamo più nasconderci dietro a un dito – dice ancora Cortesi – il problema esiste e come tale va affrontato. Finora abbiamo assistito a tanti proclami ma, in fin dei conti, a nessuna azione concreta». Azioni più che mai impellenti, che richiedono il coinvolgimento diretto del mondo agricolo: «L’attuale quadro normativo, ormai vetusto, affida la gestione della selvaggina al solo mondo venatorio, che ha mostrato tutti i suoi limiti. Non coinvolgere in questa gestione gli agricoltori, che ospitano la fauna sui loro terreni, è stato un errore scellerato, al quale porre immediato rimedio. I nostri imprenditori sono i primi e più preziosi gestori dell’ambiente».





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