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L'Italia dipende sempre di piĆ¹ dalle importazioni
News e comunicati ^
 
29 Luglio 2020


 
L’Italia è sempre più dipendente dalle importazioni dall’estero. È la fotografia scattata dal rapporto Ismea sul tasso di autoapprovvigionamento (T.A.) dei principali prodotti agroalimentari nel nostro paese, calcolato come rapporto fra la produzione effettiva e il consumo apparente (produzione realmente disponibile sul mercato). E l’immagine riporta che, nel corso del 2019, solo quattro categorie di prodotti (vino, agrumi, frutta fresca e carni avicole) hanno presentato un T.A. superiore al 100%, mentre sono state 13 quelle con valore inferiore al 100%, delle quali addirittura cinque (frutta in guscio, olio d’oliva, carni ovicaprine, semi di soia e frumento tenero) con T.A. al di sotto del 50%, e dunque in grave deficit. Nel complesso, la media dei T.A. del 2019 è del 77,6%, in calo rispetto al 2018, quando era dell’82,2%, e la più bassa del quinquennio 2015-2019: «C’è molto da lavorare – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – per riportare questi valori a livelli confortanti. Il calo è determinato prevalentemente dall’aumento del consumo di suolo e dai minori redditi per gli imprenditori, che in molte zone d’Italia portano ad un progressivo abbandono dei terreni, soprattutto dove non c’è zootecnia. Senza contare poi problemi ciclici come le avversità meteo o la cimice asiatica».
 
Per la provincia di Mantova la situazione qual è dunque? L’ufficio tecnico di via Fancelli ha redatto un report che fa capire il peso dell’agricoltura mantovana rispetto alle produzioni nazionali. A Mantova ad esempio si produce il 18% delle angurie italiane e il 15% di carni avicole/uova, prodotti lattiero-caseari e carni suine/salumi (questi ultimi due valori calcolati in base al numero di capi allevati). Ma si produce anche il 14% dei meloni nazionali e dei semi di soia, mentre orzo, mais e pomodoro da industria raggiungono quota 10% rispetto all’intera produzione del paese. Infine le carni bovine (6%), le pere (6,5%) il vino (1,5%) e il frumento duro (1%). «Mantova, di per sé, è un’isola felice – prosegue Cortesi – poiché presenta un’ampia diversificazione delle produzioni. Siamo una provincia forte, che può fregiarsi di essere leader a livello regionale per diversi prodotti, che assumono anche un peso consistente a livello nazionale». Quello che serve ora è «un’adeguata politica di sostegno alle produzioni, finora mai realmente sviluppata. Solo negli ultimi mesi, con i fondi per i contratti di filiera, si è cercato di fare qualcosa, ma è evidente che non possa bastare. Serve uno sforzo molto più consistente».





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