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Dal "Farm to fork" alla convergenza esterna: tutti i dubbi sulla nuova Pac
News e comunicati ^
 
20 Luglio 2020


 
«Gli obiettivi generali che ci sono stati posti dall’Europa sono certamente condivisibili. Puntare su una sempre maggiore sostenibilità infatti è basilare per qualsiasi attività, a partire proprio da quella agricola. Ma le modalità indicate per raggiungerli sollevano numerose perplessità». Il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi, inizia così la sua riflessione sulla futura riforma Pac, alla luce delle prime notizie relative al “New Green Deal”, la svolta “green” decisa dalla Commissione Ue, attorno alla quale ruoterà la prossima programmazione della politica agricola comune. A partire, in primis, dal nuovo progetto “Farm to fork”, che prevede, tra gli altri, l’innalzamento al 30% delle superfici biologiche in Europa: «Faccio una premessa – spiega Cortesi – dicendo che gli imprenditori agricoli sono i primi attori interessati quando si parla di ecologia e sostenibilità, per cui da loro bisogna partire. Ma bisogna anche tenere conto di un aspetto fondamentale, quello legato al reddito. Il biologico oggi regge perché è ancora una nicchia, raddoppiarlo rischia di mettere in crisi i mercati, compresi quelli dell’agricoltura convenzionale». Vi è poi un paradosso, legato alla natura che la Commissione Ue vorrebbe preservare: «Le campagne sono da sempre legate alla mano dell’uomo, che le ha sapientemente plasmate e ogni giorno se ne prende cura, ma non possiamo concentrare i nostri sforzi solo su queste, dimenticando le vere aree al 100% naturali come boschi, fiumi e mari. L’Europa dovrebbe puntare su quella che il professor Morgante, docente di genetica e già ospite al nostro Food&Science Festival, chiama “intensificazione sostenibile dell’agricoltura”, che possa portare in sostanza a produrre di più con meno superficie e minor utilizzo di acqua, energia e agrofarmaci. È questa la vera sfida». Per Cortesi poi «occorre mettere mano quanto prima al principio della convergenza esterna, che vorrebbe redistribuire i contributi tra i vari paesi. Ma un’agricoltura intensiva e di qualità come quella italiana non può valere quanto quella di paesi come Moldavia o Romania». Il presidente chiude con un appello al Commissario Ue all’agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski: «Su questioni fondamentali come queste è prioritario far sentire la propria voce, in difesa degli agricoltori europei. Noi non l’abbiamo mai sentito, il suo operato finora, a nostro avviso, è largamente insufficiente».





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