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Vendemmia verde: provvedimento tardivo e poco efficace per i produttori di vino mantovani
News e comunicati ^
 
15 Luglio 2020


 
«Un provvedimento tardivo e ampliamente farraginoso dal punto di vista burocratico, che servirà poco o nulla ai produttori di vino della nostra provincia». Commenta così Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova, il nuovo decreto ministeriale relativo alla vendemmia verde, vale a dire la riduzione volontaria della produzione di uve per vini Dop e Igp, per la quale sono stati stanziati 100 milioni di euro. La misura, come detto, prevede la riduzione della produzione di uve mediante la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione. Essa, per quanto riguarda i vini Dop e Igp, non dovrà essere inferiore al 15% rispetto alla resa media aziendale degli ultimi cinque anni, mentre per quanto riguarda i vini comuni, la resa non dovrà aumentare più del 5% rispetto ai cinque anni precedenti. Ma sembra che nella misura i vini del nord Italia siano stati del tutto dimenticati: «Per le Doc e le Docg della nostra provincia – spiega Cortesi – sono previsti contributi che non coprono nemmeno i costi della vendemmia. Vendemmia che, peraltro, per le varietà precoci inizierà tra meno di un mese, rendendo tale provvedimento tardivo e, a conti fatti, inutile». Sì perché il Mipaaf ha stabilito come scadenza per la presentazione delle domande venerdì 31 luglio: «Il problema – prosegue Cortesi – è che ad oggi il provvedimento è stato solo licenziato in Conferenza Stato-Regioni, ma mancano ancora la pubblicazione del decreto e la conseguente circolare attuativa da parte di Agea».

Gli aiuti previsti vanno dai 400 €/ha delle uve per vini Igt ai 900 €/ha previsti per le uve per vini Docg con resa inferiore ai 100 q/ha: «Ma i principali beneficiari saranno i vini Igt del sud Italia, mentre le produzioni del nord, incluse quelle della nostra provincia, potranno usufruire su fondi irrisori se paragonati ai costi di gestione e vendemmia dei vigneti. Stanziare tali cifre per chi coltiva uve per vini Docg significa indurlo a non ridurre assolutamente la produzione. Come Confagricoltura avevamo chiesto che il contributo fosse pari al costo sostenuto per effettuare la riduzione, sommato al mancato ricavo delle uve oggetto della riduzione stessa. Il contributo dunque non avrebbe dovuto essere inferiore ai 500 €/ha per le uve Igt, ai 900 €/ha per le Doc e ai 1.300 €/ha per le Docg». Perplessi dunque i produttori mantovani. Per Ottavio Cobelli, dell’azienda agricola Cobelli-Vini Bastià di Cavriana, «il contributo è davvero misero, noi non aderiremo di certo. Abbiamo una produzione costante, e il volume di vendite che abbiamo perso con il blocco di marzo l’abbiamo recuperato alla grande tra aprile e maggio, per cui c’è spazio per la nuova vendemmia. L’annata si preannuncia ottima, era da anni che non avevamo una campagna così buona». Per Claudio Pasqualini, che nella sua azienda Confini di Sermide produce Lambrusco, il provvedimento potrebbe interessare grossi produttori, con intasamento di produzione: «Ma le difficoltà vere – spiega – arriveranno l’anno prossimo, quando le cantine dovranno fare i conti relativi al 2020, e a rimetterci saranno i soci. La decisione del Mipaaf è tardiva, e può abbracciare solo poche zone. La vendemmia verde sarebbe stata da fare un mese fa, con i grappoli ancora in fase di sviluppo. Noi del Lambrusco ne risentiremo forse meno rispetto ad altre varietà, ma è indubbio che le cantine siano piene e che tra un mese parta la nuova vendemmia».





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