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Qualità e maggiori introiti: l'Azienda Agricola Merighi punta sul biologico
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09 Luglio 2020


Massimo Merighi all'interno della sua azienda, a Sermide
Massimo Merighi all'interno della sua azienda, a Sermide
 
Fare biologico nella maniera giusta, con investimenti coraggiosi e un’attenzione altissima ad ogni piccolo dettaglio, è un’operazione che aiuta notevolmente il reddito aziendale. Si può fare, e l’Azienda Agricola Merighi ne è testimonial d’eccellenza. Sui suoi quasi 50 ettari di terreno, nella fertile terra di Sermide, crescono infatti frumento, girasole, medica, soia, angurie e zucche, tutti prodotti poi venduti con profitto ai mercati ortofrutticoli o, nel caso di cereali e leguminose, ai centri di stoccaggio, con contratti di filiera in grado di garantire, ancor prima della semina, ritiro e prezzo del prodotto finale: «Rappresento la quinta generazione di imprenditori al lavoro in questa azienda – spiega Massimo Merighi, il titolare – e negli ultimi anni, quando coltivavamo prodotto convenzionale, non avevamo la giusta valorizzazione a livello economico. Da qui la scelta di convertirci al biologico, un’opportunità che non ci siamo lasciati sfuggire». Una scelta che ha pagato fin da subito: «Già nei primi anni di conversione la richiesta dei cereali ha fatto registrare un’impennata, e da lì siamo partiti subito con i contratti di filiera. Ad oggi, già prima di seminare, abbiamo l’accordo firmato, una grandissima sicurezza per noi». Una parola chiave sulla quale si fonda tutto l’operato dell’Azienda Merighi è “qualità”: «Si tratta di un concetto che noi portiamo avanti da anni ormai, ma il biologico aggiunge anche un fattore oggigiorno basilare, quello cioè relativo alla salute delle persone, che deriva dai prodotti alimentari che consuma. Mettere a disposizione del cliente tali prodotti non è impossibile, noi lo facciamo ogni giorno, ma è innegabile che serva un impegno costante e deciso. Ma la strada è quella».

Puntare su salute e qualità ha aiutato l’azienda anche durante il recente lockdown, causato dal Covid-19: «Siamo andati sul mercato con un prodotto più facilmente vendibile, dal momento che la gente chiedeva alimenti sani e genuini. Un prodotto che hanno tutti corre il rischio, nei momenti di crisi, di restare addirittura incolto nei campi. Più qualità si traduce in più competitività». E per quanto riguarda l’aspetto economico? «I costi di produzione inevitabilmente sono superiori – chiarisce Merighi – ma per quanto riguarda cereali, soia e girasole sono superiori anche gli introiti, perché il prodotto si vende a cifre più alte. Per quanto riguarda gli ortaggi il processo è un poco più lento, ma confidiamo, nel giro di poco tempo, di avere prezzi in decisa risalita». A livello colturale, nel caso delle angurie l’azienda adotta dei sesti d’impianto più larghi rispetto al convenzionale, per dare modo alla pianta di svilupparsi maggiormente e con più vigore. I risultati sono buoni, anche per quanto riguarda la lotta agli afidi, che vengono tenuti a bada da preziose alleate del tutto naturali, le coccinelle, provenienti dalle confinanti zone inerbate. L’apparato fogliare delle piante viene trattato con la propoli, che contribuisce a rafforzarne le difese.

Un’ulteriore particolarità dell’Azienda Merighi è la luffa, una spugna vegetale naturale ricavata dalle zucche di tale varietà: «Sono ortaggi di origine tropicale, molto resistenti e che necessitano di un impegno di coltivazione minimo. Il frutto viene lasciato intero, e si estrae il ripieno, dal quale si ricava la spugna che, essendo cava, si asciuga molto in fretta ed è perfetta per lo scrub sulla pelle. Le vendiamo in azienda, a completamento della nostra strategia commerciale».





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