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Cereali: i ritardi burocratici mettono a rischio i contratti di filiera
News e comunicati ^
 
18 Giugno 2020


 
È contro i ritardi della burocrazia italiana che si sta battendo il settore cerealicolo mantovano, ancora in attesa del via libera per i tanto auspicati incentivi ai contratti di filiera, grande boccata d’ossigeno per tutto il comparto: «Sembrava tutto pronto – spiega Roberto Begnoni, presidente della sezione cereali di Confagricoltura Mantova – ma restiamo con le mani legate perché da Roma mancano gli ultimi passaggi formali. È una situazione inaccettabile, in un momento di difficoltà come quello che ogni settore sta vivendo nel post Covid-19». Per capire meglio è necessario fare un breve salto all’indietro. Lo scorso 3 aprile il Ministero per le Politiche Agricole ha firmato un decreto per l’introduzione degli incentivi ai contratti di filiera per mais, soia e leguminose. Produzioni che in provincia di Mantova trovano molto spazio, dato che nel 2019 sono stati seminati più di 50.000 ettari di mais e quasi 20.000 ettari di soia. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 5 maggio, ma da allora si sono perse le tracce delle circolari applicative, i documenti che, in sostanza, dovrebbero indicare le modalità per poter accedere a questi incentivi. Per quanto riguarda il grano duro invece, presente a Mantova con quasi 10.000 ettari, il Mipaaf aveva annunciato, già a dicembre 2019, la pubblicazione di un decreto ministeriale (dal valore di 40 milioni di euro per il triennio 2020-2021-2022), cosa che poi non è mai avvenuta: «Come Confagricoltura – prosegue Begnoni – tramite il coordinamento di Agrinsieme pochi giorni fa abbiamo inviato una lettera al ministro Bellanova, chiedendo l’emanazione in tempi rapidi dei documenti necessari per poter attivare i contratti di filiera. In questi ultimi mesi di emergenza sanitaria abbiamo capito ancora di più come l’attenzione dei consumatori si stia spostando verso prodotti più qualificati e di origine italiana. Senza gli strumenti di sostegno adeguati, rischiamo di venire travolti dalle importazioni dall’estero. Il grano duro rappresenta un’eccellenza italiana per la produzione di pasta, mentre il mais è fondamentale per sostenere la zootecnia». Quest’ultimo a Mantova ha perso più di 10.000 ettari solo negli ultimi cinque anni: «Nutriamo serie preoccupazioni per la sopravvivenza del circuito delle Dop – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – dato che le norme comunitarie impongono che metà dei cereali debba provenire dalla zona di origine, e in Italia siamo già al 50% di autosufficienza». Il contratto di filiera prevede un premio pari a 100 €/ha alle aziende agricole che sottoscrivano accordi almeno triennali: «Ma senza le circolari applicative – conclude Cortesi – si tratta solo di inutili parole».





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