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Alla scoperta della minima lavorazione: la scelta sostenibile dell'Azienda Agricola Aporti
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10 Giugno 2020


Federico Aporti all'interno dei suoi terreni
Federico Aporti all'interno dei suoi terreni
 
Se si fa una rapida ricerca su internet, alla voce “minima lavorazione” si potrà trovare questa definizione: “Il minimum tillage, o minima lavorazione, in agronomia, è un’espressione generica che indica alcune tecniche di gestione del suolo basate sull’adozione di lavorazioni che preparano il letto di semina con il minor numero di passaggi”. E questa procedura colturale è stata la strada che, da due anni a questa parte, ha intrapreso l’Azienda Agricola Aporti, che nelle campagne di Rivarolo Mantovano dispone di 75 ettari di terreno, coltivati principalmente a mais, frumento e soia. Il tutto, come detto, con una tecnica molto meno invasiva rispetto alle tradizionali: «La minima lavorazione – spiega Federico Aporti, 22 anni, alla guida dell’azienda assieme al fratello Riccardo – consiste principalmente nel non andare oltre i 20 cm di profondità nel terreno, nel non ararlo e nel lavorarlo con attrezzi non animati da prese di forza. Questa tipologia di coltivazione porta ad avere, sul terreno, la formazione di uno strato di sostanza organica, nella parte superficiale dello stesso, in grado di trattenere l’umidità e di nutrire al meglio la pianta durante tutta la stagione estiva». E i risultati si possono facilmente constatare a occhio nudo, è sufficiente addentrarsi un poco nei campi lavorati dall’azienda Aporti. Depositati sul terreno infatti si trovano numerosi residui colturali dell’anno precedente, che andando poi a marcire e a decomporsi, garantiranno sostanza organica per la coltura seminata quest’anno e per quelle che seguiranno. Una vera e propria somma di residui delle annate precedenti, che forniranno alla pianta un “serbatoio” preziosissimo di elementi nutritivi, senza andare ad agire in maniera invasiva sul terreno.

Numerosi i vantaggi riscontrati con questa tecnica, a partire dal tema irrigazioni: «Nei terreni che abbiamo noi, con irrigazione a scorrimento – prosegue Federico – il non dover arare evita di dover affrontare il problema del dislivellamento del terreno stesso. Rimanendo piatto, è più facile da irrigare. Altro aspetto molto importante è il risparmio di carburante e di tempo. L’aratura è un’operazione molto dispendiosa per un’azienda agricola, con la minima lavorazione abbiamo notevoli miglioramenti». E questo lo si può facilmente notare nel grano tenero seminato quest’anno: «Il frumento si trova sul terreno dove nel 2019 avevamo il mais. Abbiamo potuto evitare sia di trinciare gli stocchi, sia di arare, guadagnando così tempo e riuscendo a seminare in anticipo, con sollievo per il nostro portafoglio aziendale». La conversione per l’azienda Aporti è stata graduale; sono state fatte numerose prove prima di prendere una decisione definitiva: «Una volta appurata la sostenibilità economica del tutto, abbiamo deciso di aderire ai contributi previsti per chi fa minima lavorazione. È una sorta di economia circolare, lavoriamo rispettando in pieno il corso naturale della terra». La strada presa è quella giusta insomma: «Non torneremmo mai indietro, non avrebbe senso, soprattutto ora che i risultati si vedono e possiamo godere di contributi ad ettaro e per l’acquisto delle macchine necessarie per la minima lavorazione. Tornare al punto di partenza per noi sarebbe illogico».





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