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Pioppicoltura: il mercato รจ fermo
News e comunicati ^
 
26 Aprile 2020


 
Nel mezzo dell’emergenza Covid-19 anche il settore della pioppicoltura sta facendo i conti con gli effetti della crisi economica, ragionando già su come riorganizzarsi e ripartire. «Siamo una filiera – spiega Fabio Boccalari, presidente della sezione pioppicoltura di Confagricoltura Mantova – e noi produttori rappresentiamo il primo anello, coloro cioè che risentono più di tutti del blocco. È vero, nei pioppeti a lavorare possiamo andare, ma permangono problemi di manodopera, con molti lavoratori, anche terzisti, impossibilitati ad aiutarci. Senza contare la difficoltà nel reperire i prodotti fitosanitari e pezzi di ricambio per i trattori». Vi sono poi tutte le problematiche relative alle dinamiche di mercato: «L’industria di prima trasformazione è ferma da due mesi, così come le consegne e il taglio dei pioppeti. Ipotizzando, con ottimismo, una ripresa a pieno regime tra settembre e ottobre, avremo bisogno dai 4 ai 6 mesi per riprenderci del tutto. In Francia e Spagna però non ci sono state chiusure stringenti come da noi, per cui dovremo anche riconquistare spazi di mercato che ora ci sono stati sottratti. Punteremo sulla qualità: il legname italiano è il migliore». Sul fronte del prezzo pagato ai produttori «al momento è prematuro fare previsioni, siamo di fronte a una situazione pandemica sconosciuta, mai affrontata prima, e in più l’industria del mobile, non certo un bene di prima necessità, chissà quando ripartirà. I prezzi sono congelati, chi aveva contratti in essere non può tagliare al momento, per cui i pagamenti slitteranno in avanti». Vi è poi anche il tema delle avversità metereologiche: «Abbiamo avuto – prosegue Boccalari – un inverno secco e asciutto, molto ventoso, che non ci aiuta. Il 2019 era partito bene, poi ecco la piena del Po, che ha reso inagibili molti pioppeti golenali, e la siccità. Sul tema della lotta ai parassiti, ci hanno tolto il clorpirifos metile, unico antagonista valido alla cimice asiatica. La cosa assurda è che è stata fatta una deroga per i prodotti alimentari e non per il pioppo, che non è certo un prodotto commestibile». In mezzo alle criticità del momento, c’è in ogni caso il tempo per uno sguardo al futuro: «Dal 2008 la filiera pioppo ha fatto passi da gigante. In provincia di Mantova abbiamo circa 7.500 ettari, più di un terzo di quelli presenti in Lombardia (19.850 ha circa). In Italia invece in totale sono 46.125 gli ettari, dei quali oltre 43.000 situati nelle sole regioni padane. Le certificazioni ambientali sono un plus per il nostro legname, ci muoviamo sempre di più nel nome della sostenibilità».





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