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Irrigazioni partite con un mese di anticipo
News e comunicati ^
 
22 Aprile 2020


 
La convivenza con un clima che sta cambiando sempre di più è un fatto ormai assodato per il settore agricolo mantovano, che anno dopo anno deve fare i conti con una gestione sempre più oculata delle riserve idriche ad esso destinate. Per analizzare nel dettaglio la situazione 2020, alla vigilia della stagione primaverile-estiva, è importante partire da un assioma: l’acqua al momento c’è, ma le irrigazioni sono partite con più di un mese di anticipo rispetto al normale. Questo a causa di una perdurante siccità che colpisce il Nord del paese dallo scorso dicembre. Pertanto, se nelle prossime settimane non dovessero esserci precipitazioni di una certa consistenza, durante l’estate si potrebbe andare incontro a diversi problemi. È questa la fotografia dell’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova, partita come sempre dall’analisi dei dati sulle riserve idriche in regione e provincia. A livello generale, in Lombardia (dati bollettino Arpa al 12 aprile 2020) abbiamo un totale di 2.213 milioni di metri cubi di acqua a disposizione, un dato positivo rispetto alla media del periodo (+20%) e notevolmente alto (+170%) rispetto al 2007, anno critico di riferimento. Per quanto riguarda la provincia di Mantova, sono tre i bacini principali cui fare riferimento, cioè Chiese, Oglio e Sarca-Mincio, oltre al Po naturalmente. Il grande fiume, con il livello a Borgoforte attualmente a -1,74 m sullo 0 idrometrico (dati Aipo), desta qualche preoccupazione in più, ma la situazione non è diversa rispetto a un anno fa, quando nello stesso periodo eravamo a -1,78 m. Il bacino dell’Oglio conta su 326,5 milioni di m³ (+19% sulla media, +150% sull’anno critico), mentre il bacino del Chiese assomma 123 milioni di m³ (+26% sulla media, +88% sull’anno critico). Positivi anche i dati del bacino Sarca-Mincio, con 620 milioni di m³ totali (+14% sulle media, +120% sull’anno critico). Il lago di Garda è a 114 cm di altezza: erano 135 un anno fa ma addirittura 63 nell’aprile del 2007.
 
Acqua dunque ce n’è, ma a causa dell’assenza di precipitazioni di questo inizio 2020 le irrigazioni sono partite notevolmente in anticipo: «Erano anni che non si dava acqua a frumenti e prati in questo periodo – spiega Roberto Begnoni, cerealicoltore della zona di Roverbella – il clima secco e ventilato ha diminuito le scorte idriche dei terreni. Di solito le prime irrigazioni partono a metà maggio circa. Il mais, con le semine quasi ultimate, ha bisogno di acqua per crescere, mentre il frumento e l’orzo sono nella fase critica di creazione della spiga, uno stress idrico adesso potrebbe compromettere i raccolti. Chi semina soia sta aspettando, per capire l’evoluzione del meteo. Dobbiamo innaffiare, ma speriamo che tra fine aprile e maggio cada pioggia». Situazione analoga nella Bassa: «Canali e bonifiche sono pieni – spiega Cesare Valenza, della zona di Pegognaga – ma i nostri terreni, forti e argillosi, trattengono meglio l’acqua, per cui si riesce a irrigare di meno. Io non ho ancora iniziato, ma se non pioverà adeguatamente dovrò innaffiare le colture autunno-vernine e i medicai seminati a febbraio, e sarei in anticipo di 40-50 giorni almeno». Anche nell’Alto mantovano l’irrigazione si usa già: «Dal primo giorno con l’acqua, cioè dal 1° aprile – spiega Daniele Bianchera, della zona di Volta Mantovana – in collina si è iniziato. Quest’anno abbiamo dovuto irrigare anche loietto, orzo, triticale e miscugli di foraggere, operazione solitamente mai necessaria in questo periodo, quando non stanno ancora spigando».





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