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Coronavirus: grave il collegamento tra allevamenti e diffusione Covid-19
News e comunicati ^
 
14 Aprile 2020


 
Collegare l’attività degli allevamenti alla diffusione della pandemia Covid-19 è «inaccettabile, grave e altamente irresponsabile, per di più da parte di una rete televisiva nazionale». È questa la posizione di Confagricoltura Mantova, a margine del comunicato stampa emesso dal coordinamento di Agrinsieme, in merito alla puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai3, durante la quale si è ipotizzato, senza alcuna evidenza scientifica, il collegamento tra l’attività zootecnica e la diffusione del Coronavirus. «In un periodo in cui il Paese è messo a dura prova, sotto tutti i punti di vista – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – è del tutto inaccettabile che qualcuno metta in discussione un settore che ha garantito produttività, nonostante le difficoltà evidenti, garantendo cibo e rifornimenti a tutti, nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie. Ricordo a tutti come esistano studi, questi sì con evidenza scientifica, che dimostrano come il Coronavirus non si trasmetta agli animali zootecnici, soprattutto in quegli allevamenti che adottano elevate misure di biosicurezza, come sono quelli della nostra provincia. La zootecnia ha fatto enormi passi avanti negli ultimi anni, tant’è che il modello oggi più sostenibile, in termini ambientali e di benessere animale, è proprio quello intensivo». Le restrizioni sanitarie legate all’emergenza in corso hanno fatto calare del 30% l’inquinamento dell’aria: «Eppure il settore agricolo non si è mai fermato, non cambiando di una virgola la propria attività. La stessa Ispra ha poi certificato come la zootecnia sia responsabile delle emissioni di Pm10 e Pm2.5 in percentuali decisamente inferiori rispetto ad altri settori».
 
E infatti, dal 1990, a livello nazionale le emissioni del settore agricolo sono calate del 16%, con le sostanze acidificanti diminuite addirittura del 70%. Secondo i dati 2019 forniti da Ispra, il settore primario è responsabile solo del 9% delle emissioni di gas serra in atmosfera in Italia, con 38,2 milioni di tonnellate all’anno sui 427,9 milioni di tonnellate totali. La nostra agricoltura dunque inquina molto meno rispetto a quella di Francia (76,6 milioni di tonnellate di gas serra annui), Germania (65,2 milioni di tonnellate) e Regno Unito (41,7 milioni di tonnellate). Importanti anche le rilevazioni effettuate in provincia di Mantova da Arpa Lombardia tramite Inemar (Inventario Emissioni Aria). L’agricoltura, spesso additata come settore tra i più inquinanti, in realtà è responsabile solo del 12% delle emissioni di Pm10, con 185 t/anno contro le 228 del trasporto su strada, le 375 delle combustioni industriali e le 519 delle combustioni non industriali. Pressochè azzerate invece le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e di CO (monossido di carbonio) con, per quest’ultimo elemento, sole 28 t/anno contro le 1.424 delle combustioni industriali, le 2.832 della produzione di energia, le 3.121 del trasporto su strada e le 4.607 delle combustioni non industriali. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto, il settore primario mantovano produce 77 t/anno contro le 951 della produzione energetica, le 1.779 della combustione industriale, le 2.121 delle sorgenti mobili e le 3.019 del trasporto su strada. Per quanto riguarda l’ammoniaca, il settore agricolo ha ridotto del 18% le emissioni, soddisfacendo quanto previsto dal Protocollo di Goteborg e dalla nuova direttiva Nec per il periodo 2020-2029.





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