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L'agricoltura non si ferma: le storie di chi รจ in prima linea
News e comunicati ^
 
19 Marzo 2020




Assieme a medici e infermieri c’è un altro grande fronte mobilitato nel pieno dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, quello degli imprenditori, che ogni giorno, senza sosta, lavorano per garantire cibo sano e di qualità. Ma i rischi ci sono anche per loro, come reagiscono allora le aziende agricole? C’è chi punta sulla formazione dei dipendenti, come la Società Agricola Biagi di Campione (mandria di circa 1000 vacche da latte), che ha organizzato un corso di formazione con un medico dell’Asst, allo scopo di fornire ai lavoratori tutte le informazioni utili per prevenire il contagio da Coronavirus: «Nel nostro piccolo – spiega Davide Biagi – cerchiamo di fare tutto quello che possiamo per lavorare in sicurezza. A partire dalle distanze tra i lavoratori fino ad arrivare alla diversificazione dei turni di lavoro, passando per la disinfezione constante di mani e macchinari utilizzati. Senza dimenticare naturalmente di indossare sempre mascherine e guanti».
 
Dello stesso avviso anche Veronica Alberti, dell’Azienda Agricola Alberti di Marmirolo (latte biologico): «Organizzarsi è indispensabile, ai nostri due dipendenti abbiamo da subito fornito mascherine e guanti. Quando arrivano consegne dall’esterno, di mangimi o attrezzature, rispettiamo le distanze e, a operazioni di scarico ultimate, gettiamo subito i guanti con cui siamo entrati in contatto con la merce. Anche in caso di acquisti fatti di persona ci si organizza: quando è possibile ci si fa portare la merce a casa, in caso contrario la si ordina in precedenza, in modo da ridurre al minimo la permanenza nei negozi».
 
Rischio più alto per chi conduce un’azienda famigliare, senza dipendenti: «Essendo solo in due – spiega Edoardo Gibelli, che conduce con il padre un’azienda a indirizzo cerealicolo a Canedole – cerchiamo di stare il più possibile all’interno dell’azienda, usando gli appositi dpi quando scarichiamo le forniture. Qualche ritardo nelle consegne c’è, ma potrebbe ancora peggiorare, vedremo. Fondamentale a mio parere che, prima di versare gli anticipi della Pac 2020, saldino quella 2019, senza tagli. Per la mia realtà si parla ancora di un 20% da incassare, liquidità che in questo momento sarebbe vitale».
 
Spostandosi più a sud si arriva nelle campagne di Pegognaga, dove l’azienda agricola Sacca-Valenza produce latte per Parmigiano Reggiano: «Chi lavora all’aria aperta mantiene già le apposite distanze – spiega Letizia Valenza – ma i mungitori, più a stretto contatto tra loro, ora hanno l’obbligo delle mascherine. Abbiamo poi sospeso precauzionalmente tutti i tipi di appuntamento con rappresentanti e fornitori».
 
Anche il settore suinicolo tiene alta la guardia: «Noi per quanto riguarda la biosicurezza siamo da sempre molto attrezzati – spiega Simone Salvarani, con allevamento a Roncoferraro – ma abbiamo rafforzato la turnazione del personale e istituito l’ingresso a turno nello spogliatoio. Timori? Ne abbiamo soprattutto per il fatto che se qualcuno si ammalasse dovremmo andare in quarantena, ma gli animali mangiano tutti i giorni, l’azienda non si può fermare». Nel medio termine poi «preoccupano le prime chiusure di alcuni macelli, a scopo precauzionale o perché con contagi tra i dipendenti, e l’impennata del prezzo dei cereali. Non entrando merci dall’estero il prezzo della materia prima nazionale è cresciuto».
 
Anche il settore avicolo naturalmente continua il proprio lavoro, avvantaggiato dal fatto di essere già notevolmente attrezzato in fatto di misure di biosicurezza: «Siamo già all’avanguardia – spiega Alessandro Spazzini, con allevamento free range biologico a Guidizzolo – ma in questi momenti raddoppiamo gli sforzi e l’attenzione. Per la consegna del mangime siamo attrezzati per il caricamento dei silos dall’esterno, per cui i camion non entrano in azienda. Per il carico delle uova, a pieno regime si parla di un camion al giorno, già causa aviaria avevamo pensato a qualcosa di analogo. Ora siamo a inizio ciclo, se la chiusura fosse arrivata un mese e mezzo fa, nel pieno delle operazioni di svuotamento, pulizia e manutenzione dei capannoni, saremmo stati in difficoltà per l’elevato numero di persone in azienda».
 
E prosegue il suo lavoro anche il settore dell’ortofrutta, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie: «Abbiamo diviso gli operai in due squadre – spiega Mattia Gandini, dell’Orticoltura Gandini Antonio di Guidizzolo, che produce pomodori con tecnologia idroponica – una per la mattina e una per il pomeriggio, per azzerare il mescolamento dei dipendenti. A ora di pranzo e a fine giornata poi provvediamo a disinfettare tutti i magazzini, mentre negli uffici abbiamo attivato lo smart-working». E mentre alcuni supermercati inseriscono la chiusura domenicale, la domanda è aumentata a dismisura: «Tutto quello che produciamo lo vendiamo all’istante, siamo in difficoltà nell’evadere tutti gli ordini che ci arrivano dai nostri clienti. Non siamo una fabbrica, è impossibile aumentare la produzione da un giorno all’altro. Fortunatamente disponiamo di mezzi e autisti propri, che seguono rigidamente le regole, perché i primi problemi con gli autotrasportatori iniziano ad emergere».





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