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In 4.000 a Ferrara contro il flagello cimice asiatica
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30 Gennaio 2020


Piazza Municipale a Ferrara, cuore della manifestazione
Piazza Municipale a Ferrara, cuore della manifestazione
Oltre 4.000 agricoltori, provenienti da tutto il nord Italia, sono scesi in piazza questa mattina a Ferrara per la grande mobilitazione del settore contro il flagello cimice asiatica e contro la crisi dei prezzi che sta mettendo in seria difficoltà il comparto ortofrutticolo. Presente anche una nutrita rappresentanza di Confagricoltura Mantova, con il presidente Alberto Cortesi in testa: «Oggi è stata una giornata importantissima – ha detto al termine del corteo ferrarese – abbiamo manifestato in maniera chiara contro un’emergenza gravissima, quella della cimice asiatica. La politica ha l’obbligo di darci una risposta, che non potrà essere solo economica, di rimborso. Quello che serve è una visione totalmente diversa dell’intera agricoltura, con chimica e agrofarmaci come risorse e non come nemici da combattere. Per produrre alimenti sani, come da sempre facciamo, abbiamo bisogno di questi elementi. Recenti test hanno ancora una volta dimostrato come il 99,9% dei prodotti sottoposti ad esame siano risultati privi di residui chimici. Lasciateci fare il nostro lavoro». La mobilitazione organizzata dal coordinamento di Agrinsieme (composto da Confagricoltura, Cia, Copagri e Alleanza delle Cooperative) ha avuto inizio presso l’ex mercato ortofrutticolo di Ferrara. Da lì il corteo si è mosso verso il centro città, per culminare poi in piazza Municipale, dove è stato allestito un palco per i vari interventi. Da lì sono intervenuti Stefano Bonaccini, fresco di conferma alla guida della Regione Emilia Romagna, e l’assessore regionale all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan: «L’emergenza cimice asiatica – ha detto Bonaccini – è grave quanto il sisma del 2012, e va affrontata con le adeguate risorse e l’adeguata unità d’intenti politica». Dello stesso avviso anche il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: «Dobbiamo smetterla di avere un Ministero per l’Ambiente che porta avanti politiche proprie soltanto delle associazioni ambientaliste. Noi imprenditori agricoli siamo i primi custodi dell’ambiente, senza di noi esso sarebbe certamente più compromesso». Ora la parola passa al mondo della politica, per quelle risposte che oggi più che mai il settore necessita, senza le quali la frutticoltura italiana rischierebbe di scomparire.





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