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Pomodoro da industria: un 2020 per il rilancio
News e comunicati ^
 
08 Gennaio 2020


Dopo un 2019 in rosso per la filiera del pomodoro da industria, nell’accezione più negativa del termine purtroppo, Confagricoltura corre ai ripari e stila una serie di proposte da presentare al Tavolo agricolo regionale del pomodoro da industria: «L’obiettivo – spiega Corrado Ferrari, presidente della relativa sezione economica di Confagricoltura Mantova – è quello di dare un contributo fattivo per il rilancio della filiera, che ormai da troppo tempo versa in cattive acque. È importante muoversi con un buon anticipo, in modo che la campagna 2020 possa partire con criteri ben definiti per i produttori». Criteri che, in primo luogo, riguardano la programmazione produttiva, con superfici e rese al centro. Per garantire una corretta marginalità ai produttori, si ritiene adeguata una produzione di circa 25/26 milioni di quintali per il prossimo anno, il che vorrebbe dire, considerando una resa minima di 720 q/ha, investire una superficie pari a 35/36.000 ettari. Un altro aspetto fondamentale è la qualità del prodotto conferito, le cui procedure di valutazione oggi non sono oggettive e trasparenti. È necessario dunque rendere sempre più coerenti i parametri utilizzati, in particolare il grado Brix (che determina l’indice di prezzo), che dovrà partire da una base 100 in corrispondenza del dato medio storico dell’Oi, pari a 4,8° Bx. Oltre a ciò, tutte le certificazioni del prodotto o dei metodi di produzione devono essere parte integrante della fase di contrattazione, e riconosciute al produttore. Un ultimo accenno riguarda le tempistiche per la firma del Contratto Quadro relativo alla prossima campagna produttiva: esso dovrà essere firmato entro il 31 gennaio 2020, per consentire una idonea programmazione aziendale: «Chiediamo trasparenza e tempi certi – conclude Ferrari – per evitare un’altra annata disastrosa come quella che si sta per chiudere. Fondamentali saranno il ruolo dell’Oi, che avrà il compito di vigilare con rigore sulla programmazione produttiva e sul rispetto dei contratti di filiera, e l’assegnazione del giusto valore ai prodotti trasformati, come polpa, passata o concentrato, in sensibile aumento».





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