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Speciale Pac 2021-2027
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26 Novembre 2019


Il Parlamento Ue di Strasburgo
Il Parlamento Ue di Strasburgo
Il futuro della Pac è certamente uno dei temi più scottanti della prossima agenda agricola. Tra maggio e giugno del 2018, la Commissione Europea ha presentato le sue proposte per la riforma 2021-2027, ponendo un particolare accento sulla prevista riduzione delle risorse disponibili per la spesa agricola (si parla, per l’Italia, di un taglio di quasi 400 milioni di euro per anno, per un totale di circa 2,8 miliardi di euro nel periodo 2021-2027) e sulle tempistiche di attuazione della nuova Pac: «Sono questi i temi più delicati – spiega il presidente Alberto Cortesi – e sui quali ci sarà da battagliare nei prossimi mesi, a partire dall’inizio del 2020. Non possiamo accettare infatti che un’agricoltura specializzata e d’eccellenza come quella italiana, e mantovana in particolare, venga equiparata, a livello di risorse disponibili, ad altre molto meno attente alla qualità e alla sicurezza alimentare. Su questo sarà fondamentale non arretrare di un centimetro in sede comunitaria». Sì perché, dopo il rinnovo istituzionale di Parlamento e Commissione Ue di quest’anno, si sta per rientrare nel vivo dei negoziati, per cui l’attenzione dovrà essere massima. Il primo problema come detto riguarda il cosiddetto principio della “convergenza esterna”, che prevede in sostanza la redistribuzione delle risorse dei pagamenti diretti a favore dei paesi con un importo per ettaro inferiore alla media. In questo momento l’Italia, per l’alto valore della propria produzione primaria, percepisce circa 380 €/ha di contributi, contro i 200 della Romania, i 220 della Polonia o i 250 dell’Ungheria. Il livellamento previsto dalla convergenza porterebbe a gravi danni per il nostro paese: «E anche Mantova subirebbe un duro contraccolpo – spiega Cortesi – dal momento che è una delle più importanti province agricole d’Italia. Nel 2018 sono arrivati circa 80 milioni di euro di contributi Pac in provincia, ad oltre 6.200 beneficiari, con una media di circa 510,75 €/ha per i terreni. Mantova, dopo Foggia, è la provincia italiana con il valore dei contributi più alto in Italia». Nella peggiore delle ipotesi (flat rate), a Mantova il premio medio potrebbe perdere fino a 200 euro per ettaro, mentre nell’ipotesi migliore (premio disaccoppiato legato ai titoli storici con convergenza interna) fino a 130-150 euro per ettaro, passando dunque a 290/300 euro per ettaro in media. Il che significa che, ipotizzando di mantenere gli stessi ettari 2018, quasi 158.000, passeremmo da oltre 80 milioni di euro di contributi a poco più di 47 milioni, con una perdita per la nostra provincia di oltre 30 milioni di euro di contributi: «Tutto ciò dipenderà da che tipo di scelte verranno prese a livello nazionale. quel che è certo è che Confagricoltura continuerà a far sentire la propria voce su questa partita, fondamentale per la sopravvivenza e il futuro delle nostre aziende agricole». E anche l’orientamento ambientale che sta prendendo la futura Pac potrebbe portare a problemi per il settore. Se il greening in questi anni infatti si è tramutato in norme complesse da applicare, che non hanno apportato alcun beneficio, la sua sostituzione con una condizionalità rafforzata per ambiente e clima potrebbe delinearsi in modo peggiorativo per l’agricoltura mantovana, aumentando gli impegni per gli agricoltori. L’introduzione di rotazioni obbligatorie delle colture, di strumenti per la gestione dei nutrienti delle piante e della «direttiva fosforo» per gli allevamenti, accanto alla «direttiva nitrati», potrebbero gravare in modo significativo sulle imprese agricole, specialmente zootecniche, determinando più impegni, ulteriori controlli e perfino riduzioni degli aiuti. Un ultimo, doveroso, passaggio riguarda le tempistiche di approvazione della nuova riforma Pac. È ormai evidente che i ritardi accumulati non consentiranno di far partire il tutto dal 1° gennaio 2021: l’ipotesi più probabile dunque è che si slitti di un anno, al 2022 (se non, nell’opzione peggiore, al 2023). Se così fosse entrerebbe in gioco il principio “old rules, new money”, che prevedrebbe la proroga delle attuali regole, ma con le future risorse a disposizione.





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