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Pressing sul Governo per l'emergenza cimice asiatica
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09 Ottobre 2019


Oltre 350 milioni di euro di danni nei soli frutteti del Nord Italia, con la provincia di Mantova colpita per 9,5 milioni di euro solo per quanto riguarda la frutta, con una stima media delle perdite pari al 60% sui 1.743 ettari presenti sul territorio. Ma anche ricadute negative sull’intera industria di trasformazione e un calo nei lavoratori stagionali (per quanto riguarda le pere) del 30%. È questo il bilancio, o meglio il bollettino di guerra, della stagione 2019 dell’ortofrutta, devastato dalla piaga cimice asiatica, che ha assunto ormai le dimensioni di un vero e proprio flagello, peggiore anche della Xylella: «La presenza di questo insetto è ormai radicata in tutto il nord Italia – rende noto l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – ma esso si sta diffondendo rapidamente anche nelle regioni del centro-sud. Nella sua proliferazione infatti la cimice non ha trovato ad oggi antagonisti, causando pesanti ripercussioni sul paesaggio agrario di vaste aree, dato che attacca qualsiasi tipo di raccolto e si moltiplica velocemente con 300-400 esemplari alla volta. Nelle zone più favorevoli si riproduce anche sei volte all’anno, e questo fa capire la dimensione che ormai ha assunto questa emergenza». A questo proposito, pochi giorni fa la Commissione Agricoltura della Camera, di cui fa parte anche la deputata mantovana Anna Lisa Baroni, ha approvato una risoluzione unitaria che impegna il Governo in azioni concrete di contrasto all’insetto. In particolare, si preme per l’adozione d’urgenza del nuovo articolo 12, volto a fissare i criteri per l’immissione di specie non autoctone sul territorio italiano: si fa riferimento alla “vespa samurai”, identificata al momento come unica possibilità di contenimento della cimice asiatica. La Commissione chiede anche al Governo l’adozione di misure straordinarie in favore delle aziende agricole danneggiate, tramite un credito specializzato, e l’attivazione di ammortizzatori sociali per i lavoratori occupati nelle imprese di lavorazione della frutta. In ultimo, un altro aspetto fondamentale, vale a dire i fondi per la ricerca: «Il Crea ha avuto a disposizione solo 17.000 euro di finanziamenti per le proprie sperimentazioni. È chiaro che così non si va da nessuna parte, serve un deciso cambio di rotta anche in termini di risorse a disposizione».





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