COSTRUIAMO
UN FUTURO
FERTILE



A A A

Quali controlli sui cereali importati in Italia?
News e comunicati ^
 
27 Settembre 2019


Il presidente della sezione cereali di Confagricoltura Mantova, Roberto Begnoni
Il presidente della sezione cereali di Confagricoltura Mantova, Roberto Begnoni
La notizia è passata quasi sottotraccia agli occhi dei media occidentali, ma l’incidente nucleare avvenuto in Russia nei pressi di Njonoksa, nel mar Bianco, ha riacceso l’attenzione sulla salubrità delle importazioni di materie prime provenienti da zone a rischio ambientale. In una recente intervista, il primo a lanciare l’allarme è stato Fausto Nodari, presidente della sezione cerealicoltori di Confagricoltura Brescia, cui ora fanno seguito le dichiarazioni del presidente della sezione di Mantova, Roberto Begnoni.
 
Cos’è successo in Russia e perché tutto questo dovrebbe preoccuparci?
«Lo scorso 8 agosto si è verificato un grave incidente nucleare in Russia. Sebbene le autorità del luogo abbiano centellinato le notizie in merito, sappiamo che sono stati rilevati livelli di radiazioni molto più alti del normale nei giorni successivi. La cosa ci preoccupa perché molte materie prime agroalimentari che importiamo arrivano da quelle zone, dall’est Europa, e non sappiamo cosa realmente arrivi nei nostri confini. Questo riguarda in particolar modo i cereali».
Quale può essere una via d’uscita per questa situazione dunque?
«Ci trasciniamo dietro ancora problemi derivanti da Chernobyl, dunque occorrerebbe, per una volta, agire in maniera definitiva. In primo luogo sarebbe auspicabile aumentare i controlli sui prodotti che vengono importati dall’Europa dell’est. Il mais ad esempio, oltre ad essere coltivato in zone a rischio ambientale, viene anche trasportato in container certamente non nati allo scopo di essere vettori per prodotti agroalimentari. Tutto questo dunque aumenta il rischio contaminazioni e fa calare drasticamente la qualità della materia prima che arriva in Italia».
Una vera e propria beffa, soprattutto se si pensa al gran numero di controlli cui i nostri produttori sono costretti.
«Il nodo della questione è proprio qui. In Italia i cerealicoltori subiscono innumerevoli controlli e quando seminano non possono sapere in che percentuale il loro prodotto supererà i requisiti di sicurezza e verrà dunque immesso sul mercato. Che senso ha quindi far rispettare ai nostri produttori parametri giustamente ferrei e poi importare mais e grano decisamente meno controllato del nostro?»
Oltre a questo, cosa serve al settore cereali?
«Serve programmazione a medio-lungo termine. Da poco è stato varato il piano maidicolo nazionale, che punta a dare ossigeno a un settore decisamente in crisi anche nel mantovano, con un calo di quasi 12.000 ettari tra 2008 (70.000 ha) e 2018 (58.200 ha). Con questo calo e con i prezzi attuali, attorno ai 17 €/q, o arriva una svolta o i produttori, in perdita, abbandoneranno la coltura, mandando in crisi tutto il sistema legato alle Dop. Stessa cosa per il frumento. Non siamo autosufficienti, quindi siamo ancora legati a doppio filo alle importazioni. Filiere nazionali, come la nostra MantoGrano, possono aiutare i produttori a guardare con più fiducia al futuro».





precedente: Prezzi rilevati in Borsa Merci del 03 ottobre 2019
successivo: Prezzi rilevati in Borsa Merci del 26 settembre 2019


Internet partner: Omega-Net
[www.omeganet.it]

Art direction by: Fachiro Strategic Design
[www.fachiro.com]