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Dai trattati di libero scambio al rischio dazi: il punto di Confagricoltura
News e comunicati ^
 
05 Settembre 2019


«Gli scambi commerciali sono alla base della vita economica di ogni nazione, ma le recenti scosse ai mercati stanno mettendo a dura prova il lavoro quotidiano delle nostre aziende». È questo il grido lanciato dal presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi, in occasione del convegno “Il mercato agroalimentare oggi: dai trattati di libero scambio al rischio dazi”, andato in scena questo pomeriggio alla Fiera Millenaria di Gonzaga, di fronte a una nutrita platea. «Come Confagricoltura – ha detto Cortesi – siamo assolutamente a favore degli accordi di libero scambio, purchè fatti bene e in grado di rispettare condizioni di sicurezza alimentare, tracciabilità dei prodotti e salvaguardia dell’ambiente». A raccontare quelli che sono i nuovi venti protezionistici che soffiano dall’Atlantico al Pacifico sono stati chiamati il professor Gabriele Canali, docente di Economia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e la dottoressa Grazia Bucarelli, responsabile Affari Internazionali di Confagricoltura: «Il settore agroalimentare – ha detto Canali – deve mantenere alta l’attenzione, dato che più della metà delle esportazioni nazionali potrebbero essere colpite da queste guerre doganali, in corso tra Usa e Cina e tra Usa e Ue. Vino, formaggio, olio d’oliva e pasta sono i prodotti più a rischio». Eppure le politiche di apertura stanno dando ottimi risultati. Nel caso del Ceta ad esempio (l’accordo Ue-Canada), nel 2018 si è registrato un +4,2% di export nazionale (+27% per formaggi e latticini, tra cui Grana Padano e Parmigiano Reggiano, eccellenze mantovane) e un +4,4% a livello europeo: «I dati – spiega Grazia Bucarelli – sono tutti positivi. A livello globale abbiamo moltissimi esempi di accordi in atto tra paesi, e anche l’Europa deve adeguarsi per aumentare la competitività delle proprie imprese. Il precedente governo aveva espresso dubbi sul Ceta, ma se non dovesse essere ratificato sarebbe una sconfitta per tutti». Apertura ai trattati dunque e stop alle guerre commerciali: «Il Fondo Monetario Internazionale – spiega Cortesi – ha stimato che due anni di conflitto mercantile tra Usa e Cina costerebbe all’Europa circa 80 miliardi di euro di minore crescita, di cui 5 miliardi all’Italia. Sono condizioni che non possiamo accettare, e che combatteremo con tutte le nostre forze».





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