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Sviluppo, ricerca e scienza: la mission di Bayer punta sulla sostenibilità
News e comunicati ^
 
19 Giugno 2019


È basata su sviluppo, ricerca, scienza e sostenibilità ambientale la politica aziendale che il gruppo Bayer porterà avanti nei prossimi anni. A raccontarlo è stata la stessa multinazionale tedesca in occasione di “Agrievolution: Bayer e il futuro dell’agricoltura”, un vero e proprio tour in sei tappe che ha toccato e toccherà tutta la penisola. L’incontro, andato in scena presso la facoltà di biotecnologia dell’Università di Verona, si è aperto con un tema di strettissima attualità, quello riguardante il glifosate: «L’attuale licenza scadrà nel 2022 – ha detto l’ad di Bayer Italia Monica Poggio – ma abbiamo intenzione di presentare una nuova domanda di registrazione, in maniera solida e trasparente. Bayer investirà cinque miliardi di euro nei prossimi dieci anni per lo sviluppo di diserbanti alternativi, puntiamo a ridurre l’impatto ambientale del 30% entro il 2030. Non opereremo più nei paesi che non rispettano gli standard Ue, stiamo sempre più alzando i nostri standard di trasparenza, sostenibilità e impegno in favore del settore agricolo». «L’agricoltura e gli agrofarmaci – ha detto Remy Courbon, ad di Bayer Crop Service – sono sempre associati alla parola inquinamento, e questo è assolutamente sbagliato. Servono però nuove tecnologie, nel campo della genetica e del digitale». Su cosa puntare allora, con un pianeta che nel 2050 toccherà quota 10 miliardi di abitanti? «Sulla riduzione degli sprechi – dice Chiara Tonelli, presidente del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi – che abbiamo in campo, nel post raccolta, nel confezionamento e poi nel consumo. Il 30% delle perdite arriva in campo, a causa di piante poco resistenti. Il primo obiettivo dunque è il miglioramento genetico, che porterà a maggiore qualità». Il dilemma però riguarda ancora gli Ogm, che in Italia non possono essere coltivati: «Ma ne importiamo poi gran quantità dall’estero – prosegue Tonelli – e questo è il paradosso della schizofrenica politica del nostro paese. Se l’editing genetico venisse considerato alla stregua degli Ogm, e quindi vietato, l’Europa perderebbe il controllo della ricerca e gli imprenditori agricoli non avrebbero a disposizione più alcuna innovazione». Avanti con la ricerca dunque, con un occhio di riguardo ai nuovi mercati che stanno emergendo: «Per il digitale – spiega Roberto Confalonieri, docente di agronomia all’Università degli studi di Milano – il momento è propizio, ora c’è un mercato in forte espansione che speriamo non venga bruciato da improvvisazione e incompetenza. La diffidenza nei confronti di questi strumenti sta finalmente sparendo».





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