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Pomodoro da industria: i conti non tornano
News e comunicati ^
 
08 Maggio 2019


Dopo le anticipazioni fornite qualche settimana fa da Confagricoltura Mantova, è stato siglato da pochi giorni il nuovo accordo quadro nazionale relativo alla campagna del pomodoro da industria per l’anno 2019. Un contratto «insoddisfacente, sia per quanto riguarda la cifra che per quanto riguarda la tabella qualitativa – dice Corrado Ferrari, vicepresidente di Confagricoltura Mantova e presidente della sezione pomodoro da industria dell’organizzazione stessa – , per dare un’adeguata remunerazione ai produttori sarebbe servito un altro tipo di accordo». Il prezzo di riferimento è stato fissato a 86 euro alla tonnellata, ma la nota dolente è rappresentata dal fatto che due moltiplicatori che riguardano i difetti minori e maggiori del prodotto conferito all’industria non sono stati modificati, e in un caso sono addirittura peggiorati: «Questi indicatori – prosegue Ferrari – possono andare a incidere pesantemente sul prezzo, con un calo che come punta massima sfiora addirittura il 30%». Quali potrebbero essere le conseguenze dunque? Per i produttori in primis un crollo della remunerazione. Con un indice medio di deprezzamento causato dai difetti ai pomodori del 10% infatti, il prezzo passerebbe da 86 euro a 76 euro alla tonnellata. Nel 2018 in provincia di Mantova sono stati seminati 3.935 ettari di pomodoro, con un costo produttivo medio stimato di circa 6.000 euro all’ettaro, il che porta il totale dei costi di produzione a quota 23.610.000 euro. Con una produzione media stimata di circa 70 tonnellate all’ettaro, si ricaverebbero (sempre prendendo in considerazione le superfici 2018, con quelle di quest’anno che sono date in aumento) 275.450 tonnellate totali di prodotto che, al prezzo di 75 €/t, porterebbero nelle tasche dei produttori poco meno di 21 milioni di euro, con un notevole disavanzo tra costi di produzione e remunerazione finale: «Il prezzo concordato non copre i costi, sarebbe servita una cifra con un 9 davanti per iniziare a parlare di trattativa sensata. Ora purtroppo non ci sono più spiragli, ma se si vuole sostenere la filiera del pomodoro bisogna fare fronte comune verso la grande distribuzione, e questo lavoro spetta alle Oi. In Italia e nel mantovano facciamo produzioni qualitativamente ottime, con tipologie di trasformazione che altrove non conoscono nemmeno. Non possiamo più sopportare le conseguenze di questo ribasso dei prezzi».





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