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Sistema allevatori in crisi: ecco la situazione
News e comunicati ^
 
03 Maggio 2019


La riforma del sistema allevatoriale continua a non piacere agli allevatori mantovani, che nella mattinata di oggi si sono riversati in gran numero a Cremona per l’incontro “Dove va il sistema allevatori?”, organizzato da Confagricoltura Lombardia. Dopo la confluenza forzata delle Apa in Aral, ora tocca alla riforma delle associazioni di razza nazionali, che fino a poco tempo fa erano formate dalla base sociale delle Apa e ora invece vedranno gli allevatori come soci diretti, senza l’intermediazione associativa: «Nessuno è stato informato di questo nuovo capitolo della riforma che sta travolgendo l’associazione allevatori – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – e non c’è stata di conseguenza nessuna votazione in assemblea. Abbiamo segnalato numerose criticità e incongruenze in questi cambiamenti, tant’è che il ministero delle Politiche agricole sta monitorando il tutto, evidenziando anche decisioni fuori dalle norme generali, dato che sono enti cofinanziati da risorse pubbliche». La “nuova vita” delle associazioni allevatori sta mettendo in seria difficoltà la genetica nazionale e locale, con il 90% delle aziende di vacche da latte mantovane che ne fanno parte: «Da quando il sistema allevatori, compreso quello mantovano, è stato preso in mano da Coldiretti – prosegue Cortesi – lamentiamo una forte incapacità di programmazione a medio-lungo termine e una mancanza di obiettivi precisi. Il nostro sistema, fino a 15 anni fa di assoluto riferimento a livello europeo, oggi non è per nulla all’avanguardia». Tutto questo si traduce in forti difficoltà per la genetica nazionale: «Le esportazioni avvengono in misura molto minore rispetto al passato, quando le nostre razze erano richieste anche in Nord America. La gestione non è più tecnica, ma politica, con i direttori scelti ormai solo per appartenenza a una bandiera di colore giallo, e non per le loro competenze». La crisi è totale dunque: «Gli allevatori non hanno più fiducia in questo sistema – prosegue Cortesi – e ci si interroga se valga la pena sovvenzionarli ancora con risorse pubbliche».





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