COSTRUIAMO
UN FUTURO
FERTILE



A A A

Quote latte: ora piĆ¹ che mai serve chiarezza
News e comunicati ^
 
17 Maggio 2010


Di Sergio Cattelan - Presidente di Confagricoltura Mantova

Sono stati resi noti, suscitando da alcune parti prevedibile scalpore, i risultati dell'ennesima commissione d'indagine sulle quote latte e sulle conseguenze riassumibili nei seguenti dubbi: 1,2 miliardi di euro di sanzioni pagate a Bruxelles dal nostro Paese e forse non dovute. Una specie di bomba ad orologeria, che l'ex ministro Luca Zaia ha innescato prima del passaggio a governatore del Veneto.

A giugno del 2009 il ministro Zaia incaricò una Commissione per la verifica della correttezza nella determinazione delle percentuali di grasso nel latte commercializzato in Italia. Tale Commissione a fine gennaio ha suggerito al Ministro alcune correttive nel sistema di gestione del controllo del tenore del grasso senza tuttavia evidenziare l'inattendibilità del sistema. Nella relazione della successiva Commissione predisposta dal Ministro Zaia, composta dai Carabinieri del Nac si evidenziano possibili errori nel conteggio della percentuale di grasso nel latte prodotto in Italia negli ultimi dodici anni, anche in seguito a raffronti, direi fra dati poco confrontabili, tra il numero delle vacche secondo l'Agea ed il numero di animali dei controlli funzionali dell'Aia. Si mette addirittura in discussione lo stesso splafonamento della produzione, con il pagamento non dovuto delle multe e degli acquisti non necessari di quote da parte di produttori che hanno voluto stare alle regole.

Ora, al di là della assoluta credibilità dell'ultima Commissione, che chiameremo Zaia, dalla Commissione Lecca in poi abbiamo imparato a diffidare più che nell'esattezza dei risultati e nelle competenze dei Commissari, nelle conseguenze sul piano della pratica attuazione dei risultati stessi, che derivano da banche dati inconfrontabili. Fino a quando Tribunali civili ed amministrativi, sia pure in maniera non uniforme, si pronunciano nel senso della legittimità del sistema delle quote, delle multe e delle rateizzazioni, coinvolgendo e bloccando i premi comunitari della Pac, continueremo a dire agli allevatori associati di applicare la legge.

Sui risultati cui è pervenuta la Commissione Zaia, i più arrabbiati dovremmo essere noi e i nostri associati, che stanno pagando le relative multe, dopo avere acquistato anche le quote, e non i vari Cospa o Cobas che in larga misura non hanno pagato fino ad ora nulla.

Il nostro interlocutore diventa ora il neo ministro Galan, il quale deve presto o tardi assumere qualche iniziativa di chiarimento definitivo della vicenda. Se dirà, con un provvedimento di legge, che le multe non erano dovute, non solo lo Stato dovrà restituire agli allevatori quanto indebitamente ha incassato ed inviato a Bruxelles, ma dovrà risarcirli anche di quanto hanno speso per gli acquisti di quote non necessari. O no?

D'altra parte, sull'origine e sulla gestione delle quote latte si sono scritti interi volumi. Ogni Commissione d'indagine o d'inchiesta, più s'allungano i tempi, più non trova riscontri credibili, soprattutto a motivo del fatto che occorre confrontare banche dati utilizzate a fini diversi.

Le quote c'erano per le barbabietole da zucchero, per i pomodori, per certi versi anche per il vino. Furono introdotte oltre venticinque anni fa, con l'intenzione di non applicarle. Poi le leggi divennero più severe ed un sindacato che si rispetti non può non applicarle. Confagricoltura non ha inventato le quote, ha solo applicato la legge. Ora arrivano i Savonarola di turno ad accusare, tra le altre, Confagricoltura stessa di tutti i mali del mondo. Sono mai stati, i Torquemada della moderna Inquisizione, in giro per l'Europa per vedere come hanno applicato il regime delle quote gli altri Paesi partners? Può anche darsi che, nottetempo e senza che noi ce ne accorgessimo, l'Italia sia uscita dalla Unione europea e sia entrata nel Mercosur sudamericano?

Cerchiamo nella razionalità il supporto necessario per qualche proposta per uscire dalla crisi. Chissà, forse qualcosa si potrà ancora salvare. Si potrebbe, ad esempio, chiedere di mantenere le quote anche dopo il 2015, come strumento per limitare la produzione e risollevare il mercato. Ma nel frattempo, sia chiaro, ribadiamo all'incolpevole ministro Galan di fare chiarezza una volta per tutte.




precedente: Primi incontri con i vertici agricoli nazioni e regionali
successivo: Prezzi dei prodotti agricoli e semine 2010: luci ed ombre sul comparto


Internet partner: Omega-Net
[www.omeganet.it]

Art direction by: Fachiro Strategic Design
[www.fachiro.com]