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Le ragioni degli agricoltori
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06 Agosto 2010


Di Daniele Sfulcini - Direttore di Confagricoltura Mantova.

Dopo le due grandi manifestazioni nazionali, a Cremona il 22 luglio ed a Napoli il 26 luglio, Confagricoltura ha organizzato un sit-in dei propri associati a Roma, in Piazza Montecitorio, in occasione della votazione alla Camera dei Deputati della manovra economica; nel frattempo in Lombardia gli allevatori sono impegnati in un difficile accordo sul prezzo del latte.

Gli agricoltori di Confagricoltura sono quindi ancora una volta in piazza, nonostante il lavoro nei campi e nelle stalle sia al culmine; contestano la mancanza di adeguate risposte su temi fondamentali: dalle quote latte alla previdenza, alle bietole, dalle agevolazioni per il gasolio ai certificati verdi, al fondo bieticolo.

Confagricoltura prosegue la mobilitazione ed annuncia un autunno altrettanto caldo se non verrà affrontata, con la dovuta attenzione, la "questione agricola". Sembra che alla politica l'agricoltura interessi meno di un call center. Chiediamo di avere par condicio con gli altri settori produttivi. L'agricoltura deve stare sul mercato e deve produrre reddito. Ce lo lascino fare. Noi siamo aziende speciali: l'abbandono delle campagne equivale alla delocalizzazione delle industrie, ma è ben più drammatico in termini di degrado e di impatto sul territorio. Abbiamo chiesto al governo di intervenire perché sia garantito all'agricoltura un 'contratto' così come fa per difendere produzioni ed occupazione nelle grandi vertenze industriali. Non ci si può dimenticare che le imprese agricole danno lavoro a un milione e quattrocentomila persone, che producono quasi il 16 per cento della ricchezza dei Paese, con grande beneficio per l`erario; a fronte di tutto ciò i piani regolatori continuano a cancellare circa mille ettari di terra produttiva al giorno per far spazio ad un'edilizia forsennata.

L'agricoltura va considerata centrale nelle politiche di sviluppo nazionali. Quando si parla di difesa delle medie e piccole imprese, quelle agricole non ci sono mai. Il Paese, la classe politica deve rendersi conto che l`agricoltura è allo stremo e, se le nostre imprese chiudono, addio made in Italy ed export. A questo punto l'unica strada percorribile per tentare di riequilibrare la situazione è un decreto di urgenza che recepisca le nostre richieste e chiarisca la volontà politica di permettere alle eccellenze del made in Italy di sopravvivere; è questo il prossimo impegno di Confagricoltura.




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