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La grande crisi della soia
News e comunicati ^
 
12 Ottobre 2018


Prezzi in calo, produzione in discesa e, di conseguenza, una sempre maggiore dipendenza dall’estero. È una spirale non certo positiva quella nella quale si è infilata la soia, che ha vissuto un 2018 decisamente da dimenticare. Il motivo? In primo luogo le quotazioni, che sono passate dai 360-370 €/t del 2017 ai 330-334 €/t di quest’anno, con una diminuzione del 10% rispetto alla passata campagna di raccolta: «Sul mercato di Mantova ad esempio – spiega Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Mantova – mancano all’appello ben 36 €/t rispetto alle medie dei listini dello stesso periodo del 2017. Questa diminuzione non è giustificata, anche considerando che le superfici sono in calo». La provincia di Mantova infatti sta seguendo il trend nazionale, con un calo addirittura superiore (-5%) rispetto alla media italiana (-4%) e 19.980 ettari seminati a soia quest’anno (317mila in Italia). Ma è soprattutto dal punto di vista produttivo che l’annata 2018 rischia di passare agli annali in negativo. Nel nord Italia, Mantova compresa, complice una stagione primaverile fresca e adeguatamente piovosa si era partiti alla grande, poi è intervenuto un fattore fino a quel momento del tutto imprevisto, la cimice asiatica. L’insetto ha colpito duramente le coltivazioni, provocando cali produttivi ma anche un vero e proprio deprezzamento qualitativo della granella, dato che essendo anche vettore di virus in molti casi è stato induttore di una ripresa vegetativa della pianta: «In diversi casi – prosegue Lasagna – al momento della raccolta le coltivazioni presentavano accanto alla granella secca anche semi completamente verdi. Siamo di fronte a un problema serissimo, non affrontabile con i trattamenti insetticidi, che hanno dato risultati di contenimento scarsi. Questa piaga sta inducendo molti produttori a ripensare le proprie scelte colturali in vista della prossima campagna di semine». I terreni colpiti dalla cimice asiatica hanno fatto registrare produzioni tra le 2,5 e le 3 tonnellate per ettaro, mentre i più fortunati hanno toccato anche le 4,5-5 tonnellate: «Se però consideriamo – analizza ancora Lasagna – che quest’anno produrre un ettaro di soia è costato circa 1.500 euro e dividiamo poi tale importo per la quotazione media fatta registrare a Mantova, vale a dire 330 €/t, vediamo subito che per rientrare nei costi è stato necessario arrivare almeno a 4,5 tonnellate per ettaro. Una quota non alla portata di tutti». Il risultato? Una sempre minore autosufficienza produttiva, in Italia siamo ora al 30%, e un numero sempre crescente di importazioni dall’estero di soia Ogm, destinata poi all’alimentazione animale e alla produzione di olio: «Se non si verificherà una decisa inversione dei prezzi – dice Lasagna – la redditività diverrà negativa. Se l’Italia vuole continuare a investire nell’oleaginosa, che è un segmento strategico per il Made in Italy e per le sue produzioni agroalimentari Dop, servono politiche di sostegno e rilancio adeguate».




Cereali, Confagricoltura Mantova, Soia



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