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Confagricoltura in campo: il basilico parla mantovano
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20 Settembre 2018


Gisella Luppi nel suo campo di basilico
Gisella Luppi nel suo campo di basilico
Il basilico utilizzato dalle grandi industrie alimentari è, almeno in parte, mantovano. Tutto vero, e una delle aziende che contribuisce a questo traguardo è l’azienda agricola Luppi Gisella di Villimpenta, dove sono presenti 13 ettari di terreno coltivato a basilico (oltre a 10 ettari di pomodori e ad altri coltivati a soia e girasoli). Ma quali sono i segreti del basilico? E come si coltiva? «Si tratta di un prodotto molto delicato – spiega Gisella Luppi, titolare dei terreni – da raccogliere e lavorare entro 24 ore al massimo. In questo senso la vicinanza con il centro di raccolta è fondamentale». L’azienda agricola Luppi conferisce al centro di raccolta di Gazzo Veronese, a pochi chilometri dai terreni. Davvero buona la quotazione di mercato del prodotto: «Il basilico viene venduto a circa 20 centesimi al chilo. Noi in quattro sfalci complessivi arriviamo a raccogliere anche 300/350 quintali per ettaro. Va specificato però che non tutto quello raccolto viene poi trasformato, perché l’industria è molto esigente e necessita di prodotto in ottime condizioni. Essendo molto delicato e ammalandosi facilmente, il basilico ha bisogno di essere seguito costantemente, dato che potrebbero esserci cambiamenti dal giorno alla notte». È dal 2015 che l’azienda Luppi coltiva basilico, su estensioni ancora piccolo-medie: «Per combattere i parassiti si utilizzano mezzi chimici autorizzati, ma lo sfalcio delle malerbe va effettuato a mano. Il processo di raccolta è invece del tutto automatizzato. Le armi sono ancora poche, non nego che se potessimo coltivare prodotti Ogm avremmo grandi vantaggi». Il ciclo colturale del basilico prevede le prime semine ad aprile (in scala) e i primi raccolti a giugno, con un totale di 3-4 sfalci. Da ottobre poi si riprepara il terreno, per l’annata successiva: «Il mercato per ora non è in espansione – spiega Gisella Luppi – e il basilico è ancora una nicchia, scoperta da pochi anni, tant’è che non si è mai parlato di filiera. Il nostro prodotto finisce poi alle grandi industrie alimentari, come Rana e Barilla, ma siamo ancora sommersi dalla burocrazia, che non ci dà scampo. Il prezzo? Finora è adeguato, ma è indubbio che tutti vorremmo qualcosa in più».  




Confagricoltura Mantova, Ortofutta



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