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Confagricoltura in campo: il biologico come opportunità di reddito
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08 Luglio 2018


Roberto Alberti all'interno della sua stalla
Roberto Alberti all'interno della sua stalla
La spinta verso il biologico, al netto di bandi Psr che al momento non sono aperti e che hanno dunque fatto rallentare le domande, è estremamente sentita dalle aziende associate a Confagricoltura Mantova, anche dal punto di vista dell’allevamento. La conversione bio assume un importante significato, anche alla luce del maggiore reddito garantito ai produttori. Chi di recente ha convertito il proprio allevamento di vacche da latte da tradizionale a biologico è Roberto Alberti, che assieme alla figlia Veronica conduce un’azienda a Marmirolo: «Ho iniziato la procedura di trasformazione dell’allevamento nel gennaio del 2017—spiega Alberti—incuriosito da questa nuova opportunità di lavoro. Per me è stato facile, dato che il mio allevamento in sostanza era già bio, serviva solo la documentazione ufficiale. Da anni infatti non uso più concimi chimici e ho i prati stabili». Dopo circa un anno di lavoro dunque ecco che le procedure sono state completate, e Alberti ha potuto dare il via alla sua nuova avventura bio. Assieme a lui un preziosissimo aiuto, quello della figlia Veronica, all’interno dei Giovani di Confagricoltura Mantova, che ha deciso di dedicarsi alla gestione dell’azienda: «Quando con mio padre abbiamo iniziato a parlare del discorso bio – spiega – in me è scattata una vera e propria scintilla, che mi ha spinta ad intraprendere questa strada assieme a lui. Ho scelto questa vita pur consapevole delle difficoltà e del profondo impegno necessario. Serve molta passione, e mio padre me ne ha trasmesso tantissima». «È fondamentale – prosegue Veronica – che i giovani capiscano la loro importanza, che siano donne o che siano uomini. Anche le ragazze possono tranquillamente portare avanti un’azienda agricola, di qualsiasi tipologia essa sia».

Cosa cambia dunque rispetto all’allevamento tradizionale? «C’è il divieto di utilizzo di farmaci – spiega Roberto Alberti – in caso di loro uso bisogna segnalare tutto, perché l’animale non rientra più nella categoria biologico. Lo stesso va fatto per l’alimentazione, con il fieno che deve derivare da prati biologici». Il latte bio prodotto dall’azienda agricola Alberti viene utilizzato per la produzione di Grana Padano, con un’apposita linea produttiva: «Sono rimasto socio della mia latteria storica, della quale mio padre è stato presidente per otto anni. Siamo stati tra le famiglie fondatrici. Non avendo loro però una linea di produzione di Grana biologico, mi hanno gentilmente concesso di conferire il latte a un’altra latteria, la San Pietro, che ha deciso di puntare su questo filone. Al momento consegno circa 25 quintali di latte al giorno, quando sono al massimo della produttività le mie vacche raggiungono anche quota 32-33 quintali». Dal punto di vista economico il riconoscimento è decisamente interessante: «Siamo appena partiti, ma già qualcosa è cambiato a livello di reddito, con un guadagno del 4-5% superiore rispetto al tradizionale. Per chi fa biologico c’è un mercato interessante. Il latte mi viene pagato circa 56 centesimi al litro, contro i 38 centesimi al litro del tradizionale destinato all’industria. Naturalmente deve rimanere una nicchia, non tutti potranno farlo e speriamo che non tutti lo facciano». C’è tempo anche per un richiamo alla politica: «L’amministrazione regionale dovrebbe rispettare molto di più i tempi, con i fondi del Psr costantemente in ritardo. Io ne ho chiesti ancora, per lavorare meglio e migliorare la mia azienda, ma è chiaro che da parte mia, come da parte di tutti gli altri imprenditori, vi è la necessità che le elargizioni arrivino puntuali».




Biologico, Confagricoltura Mantova, Vacche da latte, Zootecnia



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