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Confagricoltura in campo: a Corte Strale il latte รจ biologico
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27 Giugno 2018


Le vacche bianche Valpadane di Corte Strale
Le vacche bianche Valpadane di Corte Strale
Conversione al biologico per un passaggio «non solo colturale, ma anche culturale» e, sempre in quest’ottica, inserimento in stalla di una razza bovina ormai considerata rara, vale a dire la bianca Valpadana. L’azienda agricola Corte Strale, a Roverbella, ha voluto fortemente distinguersi e il lavoro fatto sta pagando: «La nostra politica aziendale—spiega il titolare Giovanni Cena—non poteva prescindere dallo sviluppo sostenibile, ed ecco che aderire sia all’agricoltura che alla zootecnia biologica per una gestione funzionale dal punto di vista economico e al tempo stesso rispettosa dell’ambiente diveniva non più una semplice opzione, ma una finalità ben precisa». Con una superficie condotta di 155 ettari, dei quali 145 di S.a.u., Corte Strale ha origini antiche, che vanno fatte risalire alla fine del 1600, con il marchese Carlo Canossa che qui produceva riso. L’antica pila del riso, ancora visibile in azienda, fu convertita poi in piccola centrale idroelettrica nel 1917, rendendo Corte Strale la seconda azienda in provincia di Mantova in grado di produrre autonomamente energia elettrica. Ma l’antico ora lascia spazio al moderno, e Corte Strale si distingue anche per quello: l’azienda è dotata di una modernissima stalla in legno lamellare, in grado di garantire un’ottima gestione delle fasi lavorative e un altissimo grado di sicurezza. A Corte Strale sono allevati circa 350 capi da latte, dei quali 170 vacche. Cinquanta capi, come detto, sono di razza bianca Valpadana, razza a triplice attitudine (da latte, da carne e da lavoro) in via d’estinzione, protetta e sostenuta dalla Regione Lombardia: «Ve ne sono soltanto 500 capi a registro – prosegue Giovanni Cena – il che ne fa una specie protetta anche dalla Fao. Prima delle Frisone erano queste le vacche più diffuse nel nostro territorio. Questa razza sopporta molto meglio il caldo estivo, è più rustica e più longeva, oltre che più mansueta con l’uomo».

L’agricoltura biologica praticata a Corte Strale prevede il divieto di utilizzo di prodotti chimici, oltre che di diserbanti e disinfestanti. I bovini invece non sono soggetti ad utilizzo di ormoni e antibiotici, e anche le gravidanze spesso sono naturali. Nell’azienda di Roverbella si coltivano mais, frumento, orzo, soia, fieno e foraggio, mentre il latte prodotto (in media inferiore del 25-30% rispetto ad un allevamento tradizionale) è conferito alla Latteria Sociale di Porto Mantovano, che ha dato vita ad una linea di Grana bio: «I consumatori – prosegue Giovanni Cena – ci stanno dando un messaggio: vogliono prodotti con origine e qualità certe. Il Grana biologico rappresenta una nuova possibilità, sia per loro che per i produttori, che possono risolvere i problemi legati all’eccesso di produzione. Alle nostre vacche non somministriamo insilato di mais in razione giornaliera, il che esclude l’aggiunta del lisozima nel Grana». Un progetto al quale ha creduto fortemente fin da subito anche la Latteria Sociale di Porto Mantovano: «Le prime forme—spiega il presidente Pernigotti—saranno pronte all’inizio del prossimo anno. Ne produrremo circa 2000 all’anno, ma di certo auspichiamo di trovare qualche altro conferente di latte prodotto da zootecnia biologica».
 
 




Biologico, Confagricoltura Mantova, Latte, Vacche da latte, Zootecnia



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