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Aviaria: prima del 2019 non si vedranno i rimborsi
News e comunicati ^
 
28 Marzo 2018


I titolari di allevamenti avicoli danneggiati dall’influenza aviaria si dovranno mettere il cuore in pace: prima del 2019 i rimborsi per i danni indiretti (quelli derivanti cioè dalle limitazioni sanitarie imposte) non verranno erogati. La notizia è stata resa nota in occasione del convegno organizzato a Leno da Confagricoltura Brescia, nel corso del quale è stato fatto il punto sull’andamento dell’epidemia in tutto il nord Italia: «Il Mipaaf – ha spiegato agli allevatori Marco Pellegrini, della direzione generale delle politiche internazionali e dell’Ue – ha prodotto un dossier con i danni rilevati tra il 1° ottobre del 2016 e il 30 settembre del 2017, e l’ha inviato pochi giorni fa a Bruxelles, alla Commissione Europea. Al suo interno sono presenti le 11 categorie di danno indiretto rilevate nel nord Italia, tra cui la principale è quella relativa al mancato accasamento a causa delle restrizioni sanitarie vicino a dove ci sono stati casi di aviaria». A livello nazionale il danno indiretto calcolato ammonta a circa 23 milioni di euro, mentre per i soli abbattimenti sono andati in fumo circa 25 milioni di euro, con la provincia di Mantova colpita per oltre dieci milioni di euro, con più di 800.000 capi abbattuti nel corso del 2017. Quale sarà l’iter ora dunque? «La Commissione – prosegue Pellegrini – esaminerà il dossier nei prossimi due mesi e, dopo questa fase istruttoria, verrà emesso un regolamento ad hoc per le richieste di risarcimento. Il regolamento europeo sarà seguito da una normativa ministeriale, con le domande di ristoro da presentarsi entro il 2018 e, cosa più importante, i pagamenti da eseguirsi entro il mese di ottobre del 2019. Un iter ancora lungo e complesso dunque». La Ue interverrà con fondi propri, ma coprendo soltanto la metà dell’80% di quanto richiesto. Il resto dei fondi sarà garantito dal governo italiano. Le aziende mantovane già dal prossimo autunno saranno interessate dalle domande di aiuto.
 
Ma nel frattempo l’epidemia di influenza aviaria non accenna a placarsi. Visto che la rilevazione dei danni fatta finora arriva fino al 30 settembre del 2017, tutto ciò che è venuto dopo è ancora scoperto, con diversi focolai nel Mantovano anche negli ultimi mesi dell’anno scorso. E anche nei primi mesi del 2018, finora nelle sole province di Brescia e Bergamo, sono decine di migliaia i capi abbattuti, con 155.000 tacchini da carne e 95.000 galline ovaiole persi nel Bergamasco e 31.000 ovaiole nel Bresciano: «Il grosso dei danni – commenta l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – potrebbe verificarsi in questi mesi primaverili, con le temperature in rialzo che potrebbero favorire la diffusione del virus. Anche tutti questi danni verranno risarciti, ma non prima del 2020». Ma così non si può andare avanti: «L’esborso per gli aiuti è troppo elevato per la regione – spiega Piero Frazzi, dirigente dell’Unità Organizzativa Veterinaria della Lombardia – esorto dunque gli allevatori ad applicare alla lettera le misure di biosicurezza atte a limitare la diffusione del virus». «Confagricoltura – aggiunge il presidente Matteo Lasagna – si impegnerà affinchè tutti gli attori della filiera facciano la loro parte. Il patrimonio avicolo va assolutamente tutelato, si tratta di una filiera d’eccezione, cui abbiamo il dovere di garantire un futuro. Questi indennizzi sono soltanto un flebile palliativo, per il futuro avremo bisogno di ben altro».




Avicoli, Confagricoltura Mantova, Influenza aviaria



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